Su Grillo, Israele e il suocero iraniano

“Ahmadinejad bbuono, Israele no bbuono”. Per dirla alla Andy Luotto, se il comico Beppe Grillo dovesse mai andare al governo, questa sarebbe la sua welt und schauung. Grande consigliere il suocero iraniano Parvez Tajdik.

Che sta alla politica estera grillina come Roberto Casaleggio sta a quella interna. Tutto il peggio del complottismo e delle leggende metropolitane riunite in un partito e in un  programma elettorale: no tav, no inceneritori e adesso anche “no Israele”. Insomma un bel problema per il nostro paese, uno dei tanti in cui ci ha spinto la politica degli annunci, della disonestà intellettuale, della prepotenza e degli imbrogli in malafede. Tanto del centro destra quanto del centro sinistra. Ed è bene che la gente lo sappia prima di votare per Grillo in Parlamento con percentuali, dicono i sondaggi, che superano il 20 per cento. A far scoprire le carte a Grillo è stato il giornalista israeliano Menachen Ganz, corrispondente da Roma per Yedioth Aronoth. In un’intervista riportata per sommi capi l’altro ieri da Francesco Battistini sul Corriere della Sera, il comico genovese non si fa pregare per mostrare tutto il proprio repertorio in materia di politica estera. Alcune cose collidono non solo con la logica ma persino con la ragione. 

Ad esempio Ganz fa ribadire al comico genovese un  affermazione, meglio un pezzo da circo, che lui spesso ripete durante i propri comizi show itineranti: «Tutto quel che in Europa sappiamo su Israele e Palestina, è filtrato da un’agenzia internazionale che si chiama Memri. E dietro Memri c’è un ex agente del Mossad. Ho le prove: Ken Livingstone, l’ex sindaco di Londra, ha usato testi arabi con traduzioni indipendenti. Scoprendo una realtà mistificata, completamente diversa». 

Si tratta oviamente di una falsità grossa come una casa: Memri, di Itamar Marcus, è un’agenzia di monitoraggio di tutto quanto viene scritto, pubblicato e trasmesso nella stampa e nella tv araba, persiana, turca, indonesiana e in genere di tutti i paesi islamici. Magari la gente conoscesse le cose per come le riporta Memri. 

In realtà Memri fa un servizio di contro informazione.

E quanto alle traduzioni, mettendo Memri, per quel che riguarda i giornali il testo originale a fronte e per quanto riguarda le tv i sottotitoli, è veramente difficile ingannare il prossimo. Chiunque conosca la lingua originale può fare i dovuti raffronti. In realtà noi conosciamo quello che accade in Israele e nei territori gestiti da Hamas e dalla Anp solo per le cronache di giornali, agenzie di stampa, radio e tv che privilegiano le fonti palestinesi, che chiamano “miliziani” i terroristi e che non fanno distinzione tra un guerrigliero di Hamas ucciso in una rappresaglia e un bambino israeliano ammazzato in un attentato suicida. Per non parlare del modo “militante” con cui vengono trattati nell’informazione i bambini palestinesi usati come scudi umani. Ma a parte Memri, preoccupa la vicinanza all’Iran di Ahmadinejad della famiglia della moglie di Grillo, Parvin Tadjik. Ganz nel suo articolo sostiene che se Grillo vince sarà il suocero a decidere la politica estera in Medio Oriente. E il suocero è un ammiratore di Ahmadinejad. Le frasi di Grillo riportate dal “Corriere”, riguardo all’intervista pubblicata su “Yedioth Aronot”, fanno rabbrividire: «I massacri in Siria? Ci sono cose che non possiamo capire. Non sappiamo se si tratti d’agenti infiltrati nel paese». «L’Iran di Ahmadinejad? Un giorno ho visto impiccare una persona, su una piazza di Isfahan. Ero lì. Mi son chiesto: cos’è questa barbarie? Ma poi ho pensato agli Usa. Anche loro hanno la pena di morte: hanno messo uno a dieta, prima d’ucciderlo, perché la testa non si staccasse. E allora: che cos’è più barbaro?». E i diritti delle donne? «Mia moglie è iraniana. Ho scoperto che la donna, in Iran, è al centro della famiglia. Le nostre paure nascono da cose che non conosciamo».

E siamo ancora in tempo per capire cosa ci aspetta se, presi dal “cupio dissolvi” per una politica  i cui esponenti meriterebbero di essere bastonati tre volte al dì, prima e dopo i pasti, nella cabina facessimo l’errore di votare per il Movimento cinque stelle.