Il gioco dell'oca delle correnti del Pd

C'è una bella dose di irrealismo e di strumentalità nella tesi di chi sostiene che far perdere al Movimento Cinque Stelle circa la metà dei consensi ottenuti alle ultime elezioni politiche sarebbe stata l'irritazione per il mancato appoggio di Grillo al governo di Pier Luigi Bersani. Se alle amministrative ci fosse stato un moto di protesta nei confronti del governo delle larghe intese, questo moto si sarebbe tradotto in un incremento e non in una flessione dei voti dei grillini, gli unici schierati decisamente all'opposizione dell'esecutivo Letta- Alfano. La sconfitta di Cinque Stelle, quindi non dipende affatto dalla mancata genuflessione di Grillo alle pretese del Pd e del suo ex segretario Bersani.

Dipende, semmai, dalla inadeguatezza messa in mostra negli ultimi tre mesi dai parlamentari di Grillo e dalla stesso comico genovese rispetto alla gravità e complessità dei problemi che gravano sul paese. La protesta delle politiche si è trasformata nell'astensione e nella rinuncia a voto delle comunali di Roma e delle amministrative in genere. E la circostanza sembra fatta apposta per indicare che la sfiducia di una larga fetta di cittadini non riguarda più solo i partiti tradizionali ma anche quei nuovi movimenti che sono nati all'insegna della rottamazione del vecchio ma che si sono rivelati totalmente incapaci di farlo. Non sbaglia, allora, chi rileva che il voto amministrativo abbia avuto come effetto principale quello di rinforzare il governo di larghe intese di Letta ed Amato. Ma compie un errore grossolano chi pensa che, scaricata la protesta nel nulla dell'astensione, il governo sia ormai al sicuro e possa tranquillamente andare avanti senza scossoni di sorta fino al prossimo autunno ed oltre.

Lo scontro che si è consumato all'interno al Partito Democratico sulla proposta del renziano Giachetti di riesumare il Mattarellum al posto del Porcellum ha dimostrato che il vero problema di Enrico Letta non è di ripararsi dal fuoco del nemico esterno e protestatario ma di guardarsi dal fuoco “amico” proveniente dal proprio partito. In particolare da quei settori del Pd a cui il risultato delle amministrative ha fatto tornare il testa l'idea dello scouting nei confronti del Movimento Cinque Stelle. Cioè la speranza di usare a proprio vantaggio una parte dei voti del grillini per far saltare gli attuali equilibri politici in Parlamento e per conquistare più agevolmente il Pd al prossimo congresso. Da oggi fino al prossimo autunno, data in cui si celebreranno le prossime assise nazionali del Partito Democratico, quindi, la partita politica si giocherà tutta sul tentativo di parte del Pd di spezzare a frantumare la rappresentanza parlamentare di Cinque Stelle per avere la possibilità di completare in autunno la propria strategia.

Ma non si tratta di tornare indietro all'indomani del voto politico quando l'allora segretario Bersani rincorreva con petulante e ridicola insistenza i parlamentari di Beppe Grillo scambiando una forza antisistema nel partito dei contadini della Polonia comunista del secondo dopoguerra? Certamente sì. L'operazione che ha paralizzato il paese per tre mesi di seguito torna al suo punto di partenza. A dimostrazione che una parte del Pd affronta la crisi del paese come se dovesse partecipare al gioco dell'oca senza rendersi conto che è proprio questo gioco di Palazzo a creare nella società italiana quella delusione e quella rabbia che alimentano le forze antisistema di Grillo e di altri. Insomma, ancora una volta il costo dei problemi interni del Partito Democratico viene fatto pagare all'intera società italiana.