Per la prima casa il trucco c’è e si vede

mercoledì 27 novembre 2013


L’imbroglio è servito. Gli esponenti di governo, i relatori di maggioranza, compresi quelli del Nuovo Centrodestra, provano a vendersi l’abolizione, anche per il futuro, dell’Imu sulla prima casa. Ma il gioco di prestigio è piuttosto scadente e il trucco è presto svelato. In effetti, con la nuova tassazione sugli immobili inserita nella legge di stabilità non si pagherà più l’Imu sulle abitazioni principali. Se è corretto dire che la prima casa è esclusa dall’Imu, è però falso che sia esclusa dalla Iuc. Questa la sigla del nuovo tributo, che contiene tre tasse. Due già esistenti – l’Imu, appunto, e la tassa sui rifiuti – e una terza completamente nuova: la Tasi.

La chiamano tassa per i servizi indivisibili, o “Service Tax”, ma di fatto come vedremo si applica con criteri patrimoniali. Ed è nella Tasi che viene fatta “traslocare” la tassazione sulla prima casa precedentemente inclusa nell’Imu. La Tasi infatti è dovuta su tutti gli immobili, “ivi compresa l’abitazione principale”, si legge nel testo. Dunque si tratta, come l’ha definita il deputato di Enrico Zanetti (Scelta Civica) su Formiche.net, di un vero e proprio “spin-off” dell’Imu sulla prima casa. E gli somiglia anche. La base imponibile è la stessa dell’Imu, il che la rende un’imposta patrimoniale. Così come l’aliquota massima applicabile dai Comuni, che non potrà superare quella della vecchia Imu (il 6 per mille). Solo per il 2014, infatti, si prevede un’aliquota massima al 2,5 per mille. L’unica differenza di rilievo è peggiorativa.

I fondi stanziati per le detrazioni, infatti, sono molto inferiori a quelli previsti con la vecchia Imu: solo 500 milioni, e solo per il 2014, invece dei circa 3 miliardi che costavano nel 2012 la detrazione base di 200 euro e quella di 50 euro per ogni figlio convivente. Dunque, la certezza è che rispetto all’anno in corso nel 2014 si tornerà a pagare sulla prima casa, come nel 2012. Quanto? Dipenderà dai Comuni. Nell’ipotesi migliore, se tutti i Comuni dovessero limitarsi all’aliquota base dell’uno per mille – una mera indicazione non vincolante – si pagherà molto meno rispetto al 2012: 1,2 miliardi (1,7 meno 500 milioni di detrazioni) invece di 4. Nella peggiore, se tutti i Comuni dovessero adottare l’aliquota massima del 2,5 per mille – e viste le difficoltà finanziarie in cui versano è facile prevedere che l’aliquota media si avvicinerà alla massima – si pagherà più o meno la stessa somma: 3,8 miliardi invece di 4.

Ma il fondo di soli 500 milioni stanziato per le detrazioni produrrà un effetto perverso: milioni di abitazioni esentate dalla vecchia Imu grazie alle ben più generose riduzioni del 2012 si troveranno a pagare la Tasi, mentre molti che non ne usufruivano si vedranno applicare uno sconto, grazie all’aliquota inferiore. Dal 2015, poi, la legge di stabilità non prevede più nemmeno i 500 milioni per le detrazioni e l’aliquota massima non sarà più del 2,5 per mille, bensì del 6 per mille: quindi la Tasi sulla prima casa costerà ad inquilini e proprietari tra 1,7 e 10 miliardi, rispetto ai 4 della vecchia Imu. Dipenderà dal buon cuore del proprio Comune.


di Federico Punzi