Teorie gender e odio
negli insulti a Meloni

di Cristofaro Sola

03 febbraio 2016EDITORIALI

 

Volete sapere quanto è tollerante la sinistra? Leggete la sequela d’insulti a Giorgia Meloni apparsa sui social. La leader di Fratelli d’Italia ha avuto il torto di annunciare pubblicamente la sua gravidanza e apriti cielo! L’accusa più civile che le è stata rivolta è d’incoerenza: lei che aspetta un figlio pur essendo nubile proprio mentre inneggia alla sacralità della famiglia tradizionale. Per la canea dei “politicamente corretti” il peccato originale che condanna alla dannazione perpetua la Meloni non è l’essere donna del nostro tempo, ma esserlo professando idee di destra. Permane nella visione del mondo della sinistra militante una difficoltà, che si fa barriera insormontabile, a riconoscere pari dignità all’avversario politico.

C’è uno scarto antropologico di cui l’ideologia post-marxista, innervata dalle correnti di pensiero pseudoliberali, non riesce a fare a meno. Per essa, sopravvive l’odio verso il nemico al quale è attribuita una natura inferiore che ne giustificherebbe la durezza di trattamento. Alla faccia dello spirito egualitario che avrebbe dovuto ereditare dall’età dei Lumi: c’è razzismo in questa sinistra molto più di quanto si immagini. A volte sembra che il diritto all’odio: odio di classe, odio sociale, odio razziale, che fu un leitmotiv delle ideologie totalitarie del novecento sia approdato incolume in questo secolo grazie ai cascami del razionalismo progressista che è sopravvissuto alla modernità alimentandosi dei comportamenti perbenisti di quella piccola borghesia miope e bigotta, solo in apparenza combattuta nel passato. L’etica selettiva dei figli del ‘68, di quelli che l’hanno fatto e di quelli che erano barricati a presidiare le sezioni del Pci, è stata la vera palla al piede della società italiana: in tutti i sensi. Per anni la politica si è piegata al mito, evocato da Enrico Berlinguer, della pretesa superiorità morale della sinistra che aveva fatto la Resistenza, la Repubblica, la democrazia e l’Italia migliore: un falso storico colossale. I comunisti erano peggiori degli altri ma hanno convinto il mondo del contrario.

Di cosa meravigliarsi? Giorgia Meloni è antropologicamente inferiore, come lo è il barbaro Matteo Salvini e come lo è stato per una vita il “puttaniere” Silvio Berlusconi. Oggi, gli esponenti del Partito Democratico le esprimono vicinanza e solidarietà, ma sarà vero il loro sentimento? Il dubbio resta. Per molti anni generazioni di giovani idealisti di destra si sono sforzati di tenere vivo il pensiero di Carl Schmitt. Essi credevano fermamente nella validità dell’assunto schmittiano sul binomio amico-nemico posto a fondamento delle categorie del “politico”. Fatica sprecata visto che ci hanno pensato le anime belle della sinistra a non farlo dimenticare. Il cancan scatenato contro Giorgia Meloni si connette alla posizione presa dalla destra in merito alla legge sulle Unioni civili, in particolare sulla stepchild adoption, in questi giorni in discussione in Parlamento. Esiste in Italia un’ampia porzione di popolo che non vuole arrendersi alla teologia politica del gender che vorrebbe collocare la sessualità nel divenire della Storia.

Per dirla parafrasando Simone de Beauvoir, per i fautori di questa nuova religione: non si nasce uomo o donna, lo si diventa. È così che l’“herrenmensch”, la nuova razza padrona, forgiata nelle oscure profondità del “secolo breve”, intende trasformare gli archetipi del maschile e del femminile in stereotipi di una differenziazione sessuata che non avrebbe ragione d’essere in una società egualitaria. La legge Cirinnà fa da apripista a questo progetto di costruzione sociale dell’identità sessuale. La Meloni, nel suo piccolo, si oppone e per questo finisce alla gogna. Purtroppo è così che funziona il mondo al tempo dell’ideologia del gender. E Amen!