L’Italia: un vestito ridotto a brandelli

C’è una cattiva politica che degrada la società e c’è un degrado che dalla società civile infetta la vita della comunità. L’Italia conosce entrambi questi mali il cui effetto è la corrosione del suo tessuto connettivo. Nell’un caso è la guerra dei bottoni combattuta non tra le radure di Longeverne, come nel romanzo di Louis Pergaud, ma all’interno dello sgangheratissimo Partito Democratico o la soap opera a Cinque Stelle della sindaca Virginia Raggi: quella dell’“ho detto a Beppe”, a dare la misura della profondità della voragine valoriale nella quale siamo precipitati. Nell’altro, invece, è la vicenda della guerriglia urbana ingaggiata a Bologna dai “bravi ragazzi” dell’ultrasinistra.

Ciò che alberga nelle pulsioni dei protagonisti in negativo dei fatti romani o bolognesi è il disprezzo profondo verso tutto quello che richiama l’idea stessa di “bene comune”. Se Matteo Renzi pur di riprendersi il potere è pronto a gettare il Paese nel caos, gli oppositori interni non hanno intenzioni migliori delle sue. La signora Raggi, idem. Non è capace di amministrare la sua città, ma non ha alcuna intenzione di mollare la poltrona. Questa è la testa. E la coda? La vediamo all’opera per le strade di Bologna con un gruppo di scalmanati pronti a sfasciare tutto pur di fare della biblioteca degli studi umanistici dell’Università di Bologna il postribolo dei propri vizi privati. Il fatto è noto: il Rettore ha chiesto l’intervento della forza pubblica per bloccare la protesta violenta inscenata dal variopinto caravanserraglio di punkabbestia, anarchici e centri sociali contro l’installazione dei tornelli d’accesso all’edificio di via Zamboni 36. Il luogo consacrato alla cultura, aperto fino a tarda sera, avrebbe dovuto accogliere studenti, docenti e ricercatori. Invece, da tempo, si era trasformato nella sentina della “meglio gioventù”. Spaccio, furti e violenza facevano da cornice all’attività di consultazione dei volumi di filologia antica e letteratura italiana. Studenti molestati, bibliotecari minacciati: questa è stata la normalità fino a quando non è arrivata la polizia. Sono volate sberle e qualche manganellata ma, alla fine, la feccia è stata fatta accomodare all’uscita. Apriti cielo! Subito si sono levati gli “alti lai” delle anime belle della sinistra che hanno stigmatizzato il comportamento del Rettore: non doveva chiedere l’intervento delle forze dell’ordine. Già, perché quei quattro sfaccendati avrebbero dovuto continuare indisturbati a declinare a modo loro il concetto di libertà: picchiando, devastando e insudiciando il tempio del sapere. È la versione della democrazia 3.0 di certa sinistra che non ha mai smesso di coccolare i suoi cuccioli anche quando sbracano e distruggono.

Siamo alle solite: l’interesse di parte prima della difesa del bene comune. Ma, ci domandiamo, in quale società che abbia a cuore i suoi destini è consentito lasciare mano libera a una minoranza di facinorosi che adotta le medesime tattiche intimidatorie e violente della peggiore criminalità organizzata? Che differenza c’è tra questi “bravi ragazzi” che minacciano di botte chi li denuncia, com’è accaduto alla bibliotecaria Emilia Garuti, la cui esperienza di vittima è stata raccontata da Claudio Del Frate sul “Corsera”, e i picchiatori di Cosa Nostra intenti a “mafiare” tra i banchi del pesce alla Vucciria? Le cronache danno conto di una timida reazione della maggioranza degli studenti che avrebbe preso le distanze da “la crème” degli antagonisti. Poca roba, com’è ancora poca roba l’onda di sdegno e di protesta verso quella politica che ha sequestrato la società costringendola ad assistere al suo indecoroso teatrino.

Altro ci vorrebbe per rimetterci in sesto: magari una nuova “marcia dei 40mila”, come quella dei quadri della Fiat che a Torino il 14 ottobre 1980 cambiò la storia delle relazioni industriali nel nostro Paese. Una lunga marcia da Roma a Bologna attraverso l’Italia delle chiese e dei campanili, dei grattacieli e delle macerie dei terremoti, per dire: Ordine e Libertà! Pensate che sia un ossimoro? Ma quale diritto di libertà è garantito al cittadino nel regno del caos?