Le liste di proscrizione  dei democratici stellati

Per protestare pubblicamente contro il parere negativo del Senato circa la decadenza del forzista Augusto Minzolini, i grillini hanno inscenato una conferenza stampa dai toni a dir poco inquietanti. Soprattutto Luigi Di Maio, con il suo imbeccabile look da damerino, ha usato un linguaggio d’altri tempi.

Tempi bui dominati dalla ferocia e dalla brutalità del totalitarismo. Perché arringare il popolo con frasi come “non vi lamentate se i cittadini poi protestano in maniera violenta” è sinonimo di una visione politica della democrazia che non si può accettare in un Paese che si considera evoluto. Chi aizza la piazza in questo modo denota ben poco senso della responsabilità, facendo sprofondare il già infimo dibattito politico italiano al livello della barbarie.

Barbarie che lo stesso vice presidente della Camera dei deputati ha ulteriormente riaffermato allegando alle sue inqualificabili parole una sorta di lista di proscrizione, in cui sono stati elencati i senatori del Partito Democratico che hanno votato in favore del citato Minzolini. Elenco spettrale che, per la cronaca, è stato poi pubblicato (aggiungendovi anche i nomi di 24 senatori assenti) sul blog di Beppe Grillo.

Ora, ribadisco la convinzione che queste grossolane manifestazioni di pubblica intolleranza nei confronti dei propri avversari politici rappresentino in buona parte uno strumento di lotta politica tutto interno a un Movimento Cinque Stelle gestito in modo assolutamente autoritario da Grillo e dalla ditta Casaleggio Associati. Tuttavia codesta mancanza di limiti e di scrupoli nel linguaggio dei grillini che si contendono spazi di visibilità non è affatto rassicurante, soprattutto se ciò emerge da una forza politica in continua crescita di consensi e che si propone di governare il Paese.

Prendendo a prestito la frase di un noto avvocato penalista, usata durante il processo per l’uccisione di Sarah Scazzi, l’inverosimile sicumera con cui i grillini alla Di Maio tagliano giudizi con l’accetta, distribuendo condanne a destra e a manca, non può che essere la figlia prediletta dell’ignoranza. Quest’ultima, poi, molto spesso è strettamente imparentata con la malafede.