Beppe Grillo e la truffa delle “Comunarie”

In principio fu il cavalier Benito a ribattezzare le elezioni politiche “i ludi cartacei”. Ma, com’è noto, quando c’era lui non c’era la democrazia e anche la libertà se la passava piuttosto male. Oggi che la carta rapidamente declina a favore dei tweet, degli sms, delle e-mail, di Facebook, sarebbe più giusto parlare di “ludi telematici”. Cos’altro sono sennò quei simpatici giochini al computer che Beppe Grillo e i suoi vorrebbero spacciare per espressione in atto della democrazia diretta?

Le chiamano “Comunarie” o “Parlamentarie”, a seconda delle circostanze, ma sono finzioni con le quali si fa il verso alla sovranità popolare. Sono giochi virtuali che attraggono l’interesse di una pletora di “naviganti“ della Rete che, in tal modo, pensano di contare qualcosa. Ma è una truffa clamorosa, proprio come certe promozioni televisive che sponsorizzano l’acquisto di pozioni magiche il cui solo effetto è quello di alleggerire le tasche degli allocchi che ci cascano. In fondo Grillo e i grillini sono così: fasulli come una banconota stampata a rovescio. Sbandierano ai quattro venti la democrazia dal basso dell’uno-vale-uno ma omettono di dire che nelle pieghe dei loro misteriosi regolamenti c’è la solita clausola frega-tutti per cui qualsiasi siano gli esiti delle consultazioni on-line alla fine decide sempre e solo il capo, con la sua corte di superiori incogniti.

È accaduto in passato e continua ad accadere. Questa volta è toccato alla candidata scelta dalla Rete per la poltrona di sindaco di Genova. Le “Comunarie” hanno decretato, con 362 voti, la vittoria della signora Marika Cassimatis (nella foto). Oltre a lei sono stati selezionati anche i componenti della lista Cinque Stelle per il Consiglio comunale della città della lanterna. Peccato però che la scelta del popolo della Rete non corrispondesse ai desiderata dai vertici Cinque Stelle. Allora che si fa? Semplice: scatta in automatico la clausola regolamentare, meglio nota come “legge del marchese del Grillo”, la quale recita pressappoco così: “Io sono io e voi non siete un ca...o”. Così, il “democratico” Grillo ha annunciato dal suo blog che avrebbe ritirato d’imperio il simbolo del Movimento alla candidata Cassimatis e ai componenti della lista Cinque Stelle. Motivazione? Da ridere se non fosse da preoccuparsi per il futuro della libertà degli italiani in caso di affermazione su scala nazionale di questa banda di demagoghi. Grillo ha scelto la più staliniana delle argomentazioni possibili: la Cassimatis e alcuni candidati in base a segnalazioni giuntegli “hanno ripetutamente e continuativamente danneggiato l’immagine del Movimento 5 Stelle, dileggiando, attaccando e denigrando i portavoce e altri iscritti, condividendo pubblicamente i contenuti e la linea dei fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle...". Quale colpa più grave che esprimere una critica a voce alta sul comportamento dei capoccia pentastellati? Cassimatis e gli altri sono stati silurati ancor prima di prendere il mare della competizione elettorale per aver espresso un pensiero in libertà. Non sapevano questi sprovveduti che nel Movimento non è consentito ragionare con la propria testa? Non hanno appreso nulla dall’esperienza di Federico Pizzarotti, il sindaco già-grillino di Parma, messo alla porta senza troppi riguardi? Agli illusi della Rete, a quegli ingenui che pensano che la democrazia on-line sia una cosa seria, Grillo ha risposto con un laconico: “Fidatevi di me”. E quale tiranno, nella storia, non ha usato la medesima, ambigua, traditrice espressione?

La rappresentanza popolare in uno Stato liberale è fondata sul principio della responsabilità nell’esercizio del mandato ricevuto dal corpo elettorale. Non è un formaggio “galbanino” che si acquista sulla fiducia. E poi, se per assurdo si ammettesse come unico il criterio fiduciario, perché allora ricorrere alla pagliacciata del voto in Rete? Basterebbe dire, com’è stato fatto: “fidatevi di me”. Ma una democrazia a scatola chiusa non è democrazia: è un pacco. E solitamente i “pacchi” sono truffe. Tenetelo bene a mente quando vi recherete alle urne alla prossima occasione.