Populismi fra ignoranza della storia e falsa trasparenza

C’è qualcosa di peggiore del populismo? C’è qualcosa che lo superi in errori, tanto più gravi se si governa una Capitale, tali comunque da gettare un’ombra (starei per dire sinistra) su chi dovrebbe, soprattutto nelle sbandierate promesse elettorali, esercitare la guida di una città, di una regione, di un Paese in nome e per conto della trasparenza?

Senza sapere niente del passato, senza conoscere la storia, anche e specialmente la più tragica e più significativa come quella del popolo ebraico? Ebbene, nella gara con se stessi ad arrivare primi battendo il proprio target populista, i grillini ci stanno riuscendo, alla grande. La vicenda della delibera per dedicare un’area verde ad Arafat è in tutto e per tutto emblematica di quanto stiamo dicendo - e lo diciamo con un senso di smarrimento - perché l’accostamento del nome (e della gesta) di uno dei padri fondatori del terrorismo islamico con quello del grande e indimenticato Rabbino Elio Toaff sottolinea ulteriormente come lo spaccio di promesse a buon mercato, turgide di populismi pour épater le bourgeois e, nel contempo, immerse in fasulli propositi bipartisan, sia stata la vera molla del successo di un Grillo e della premiata ditta Casaleggio.

L’indignazione degli ebrei romani, insieme a quella di ogni cittadino italiano che ama la democrazia e conosce la storia, non soltanto è più che giustificata ma pone probabilmente una sorta di pietra tombale sui propositi di quel buon governo in nome dell’onestà e della trasparenza giurate e spergiurate inneggiando all’uguaglianza e al leggendario “uno vale uno” che è di per sé la sigla del populismo più smaccato pretendendo di accalappiare il voto dei tanti arrabbiati garantendo loro di essere uguali e comunque di gestire la cosa pubblica tutti insieme appassionatamente. In che film... Ma pare che Casaleggio junior in persona sia intervenuto in extremis per frenare l’incredibile scivolone della sindaca Virginia Raggi, che ha infatti sospeso la delibera, confermando, se ce ne fosse bisogno, che questa marcia indietro traduce la massima veneta del “pèso el tacòn del buso” e rivela, per di più, il ruolo prioritario di un Casaleggio cui piace schermirsi (vedi la recente conferenza stampa in cui solo un giornalista non italiano ma spagnolo gli ha chiesto se fosse stato votato da qualcuno) dietro il velo di colui che è nient’altro che un amico, un semplice compagno di viaggio, un iscritto, uno che vale uno, anche lui. Anche con Casaleggio junior, una bella gara a dire bugie. Chissà cosa dirà il padre da lassù...

Certo è che, a proposito del sito grillino, dell’ormai famoso sistema Rousseau, glorificato dai Di Maio e via via tutti gli altri e le altre, creatura della Casaleggio Associati, illustrato come il sistema operativo della loro democrazia diretta e il più vicino alla perfezione per la sua trasparenza, la notizia che sia stato violato da due terribili hacker avrà non poche conseguenze, interne ed esterne. I due violatori stanno dando un colpo di credibilità e di legittimità al mito di quella democrazia elettronica vantata dai grillini come la “conquista più vera per il popolo ingannato sempre dalle pratiche dei partiti dai tanti iscritti fasulli”.

Come dicono i più seri esperti in sicurezza informatica, fra cui Matteo Flora: “Tutte le votazioni (del Rousseau) sono avvenute sotto l’egida di una o più persone che hanno potuto attivamente sabotarle... E se c’è un sistema in cui il votante non ha possibilità di sapere se il voto è stato manomesso o meno, non c’è alcuna possibilità di avere un riconteggio a posteriori, non vi è traccia di quello che viene fatto. Il sistema è evidentemente fallato, o meglio non adatto a rispondere a un’esigenza di affidabilità, di sicurezza, di segretezza e di trasparenza”. Mi raccomando, la trasparenza!