L’Osservatorio di Carlo Cottarelli

In questi giorni Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review silurato da Matteo Renzi, ha lanciato una meritoria iniziativa, almeno sulla carta: l’Osservatorio sui conti pubblici.

Si tratta di un organismo creato all’interno dell’Università Cattolica di Milano e diretto dallo stesso Cottarelli, il cui fine principale dovrebbe essere quello di analizzare e verificare sia l’andamento della finanza pubblica e sia la fattibilità e i costi delle varie promesse elettorali. Un laboratorio di discussione e verifica che non si rivolge solo agli esperti, come chiarisce Cottarelli alla stampa, “ma a un pubblico più vasto, pur mantenendo il rigore dell’analisi. Uno spazio per fare il punto sulla gestione del danaro pubblico ma anche per smascherare in occasione delle prossime elezioni politiche le promesse elettorali irrealizzabili”.

Si tratta, all’interno di un Paese da troppo tempo afflitto da strabismo economico-finanziario, di un’impresa a dir poco ardua. Tuttavia, dopo decenni di politica basata sull’autoinganno collettivo, la nostra esigua riserva indiana liberale non può che plaudire a un’iniziativa che tende a responsabilizzare gli individui in merito alla nodale relazione che intercorre tra la stabilità finanziaria del sistema Paese e le decisioni di spesa adottate dalla politica medesima. Un’opera di corretta informazione la quale, a mio modesto avviso, dovrebbe tendere a far scaturire nella mente dei cittadini-contribuenti, ogni qual volta viene presentata loro una iniziativa di miracolistica redistribuzione pubblica di risorse, la seguente domanda: ma chi paga il conto?

D’altro canto, spiega ancora Cottarelli, “spesso si incolpano i politici, chi sta al Governo, del malfunzionamento del settore pubblico. Ma, in ultima analisi, in una democrazia i governi riflettono la volontà popolare e quindi per cambiare le cose occorre cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto ai danni che un settore pubblico squilibrato finanziariamente e poco efficiente causa a tutti noi”.

Parole assolutamente condivisibili per chi, come i veri liberali di questo disgraziato Paese, ritiene che non ci sia alcuna salvezza al di fuori di una corretta disciplina di bilancio sul fronte dei conti pubblici.