La sinistra ha bisogno di chiarimento e non di unità

Anche se Walter Veltroni insiste nel lanciare appelli all’unità della sinistra, è auspicabile che le sue parole cadano nel vuoto. Non solo per l’interesse contingente del risultato delle prossime elezioni in cui una sinistra divisa può favorire la vittoria di un centrodestra unito. Ma per una esigenza superiore di chiarezza del futuro della politica nazionale; esigenza che verrebbe del tutto vanificata se la retorica dell’unità avesse la meglio sulla realtà delle scelte e dei valori delle diverse componenti dello schieramento progressista.

L’avvento di Matteo Renzi alla guida del Partito Democratico è stato sicuramente un fattore di chiarimento nella sinistra italiana. Non ha prodotto solo una spaccatura tra vecchia guardia e giovani rampanti ma ha segnato, sia pure in maniera rozza e brutalmente settaria, la riproposizione della antica distinzione tra una sinistra d’ispirazione riformista e una sinistra neo-massimalista decisa a innervare le vecchie radici ideologiche con dosi massicce del moderno giustizialismo politicamente corretto.

Renzi è stato l’innesco che ha fatto deflagrare la sinistra italiana. Ma le cariche esplosive formate da indirizzi totalmente diversi sul modello di società da perseguire per affrontare la crisi mondiale dell’inizio del terzo millennio erano state deposte da tempo. La nascita del Partito Democratico le aveva temporaneamente disinnescate grazie all’esigenza di fare fronte comune contro l’Uomo Nero, Silvio Berlusconi. Ma come l’Uomo Nero è stato temporaneamente cancellato ed è entrato in campo il fattore di divisione e di innesco Matteo Renzi, le cariche sono tornate ad essere attive.

Le prossime elezioni rappresentano il momento conclusivo ed esplosivo di questo processo. E non è affatto un caso che si vada determinando una sorta di contrapposizione tra il segretario del Pd Matteo Renzi, che a suo modo rozzo e settario rappresenta una sinistra a vocazione governativa e riformista, e il ticket Grasso-Boldrini che con la figura del Presidente del Senato simbolizza la sinistra giustizialista e con quella della Presidente della Camera dei deputati la sinistra dell’intolleranza politicamente corretta.

Fino ad ora a tenere insieme queste due diverse componenti c’è stato solo il cemento del potere governativo, con conseguenze negative per il Paese. È ora che il cemento si rompa, che ogni componente vada per la sua strada e che la prossima legislatura segni la nascita di un nuovo equilibrio politico per la Repubblica Italiana.