Le colpe della società civile

La società politica è inseparabile dalla società civile. Non esiste rasoio tanto affilato né bisturi chirurgico che possano scinderla o amputarla come una gamba in cancrena. Eppure, è ciò che pretendono tre categorie di persone: i politici, i commentatori, i cittadini.

Parlando in generale, ovvio, i politici sono i meno credibili in questo esercizio. Se sono all’opposizione, deprecano la politica, in cui pure sguazzano, addebitando ad essa tutti i mali immancabilmente commessi dagli altri. Se sono maggioranza, accollano il male all’opposizione che li frena. Se le cose non vanno, la colpa è dei politici ai quali si oppongono, anche se vi hanno occasionalmente cooperato. Ipocriti all’ennesima potenza perché in una democrazia parlamentare governa il popolo e i suoi rappresentanti.

Sebbene le politiche possano cambiare di governo in governo, il lamentato andazzo non è figlio soltanto della madre che lo partorisce ma anche del padre, per quanto incerto. I commentatori, a loro volta, lamentano l’inadeguatezza della classe dirigente, della quale pure fanno parte. La colpa è degli eletti, altri ipocriti che si rivelano inidonei a cose fatte, dopo essersi prima presentati e candidati (dal latino: biancovestiti!) con le più pulite credenziali. Questi commentatori emettono sentenze di condanna assisi su troni di boriosa albagia, con espressione di schifo per doversi occupare di politici insoddisfacenti, venuti dalla luna.

I cittadini, poi, sono un caso clinico, da trattare con psicofarmaci. A sentir loro, i governanti e i rappresentanti costituiscono una casta chiusa di ladri impenitenti, di incapaci congeniti, di ignavi irredimibili, di arroganti prevaricatori, quasi fossero l’intoccabile ceto nobiliare dell’Ancien Régime anziché il cangiante ceto politico estratto dal cappello dell’elettorato. Qualcuno dirà che questo è il gioco della democrazia. Però io dico che questo ne è piuttosto il giogo. Infatti la assoggetta al dominio oppressivo, nel peggiore dei casi, ovvero al facile scaricabarile, nel migliore, di un’opinione pubblica incline solo a discolparsi e condannare.

Sicché, generalmente parlando, i politici marchiano a fuoco la politica; i commentatori bollano i politici; i cittadini si tirano fuori dallo stato delle cose semplicemente dando addosso agli uni e agli altri, nella presunzione d’esser puri e innocenti. Mentre puntare la mala politica e le colpe dei politici è un esercizio tanto comune quanto facile, lo è meno se si tratta di fustigare la società civile in quanto tale; sia perché tante volte bisognerebbe condannarne l’inciviltà (altro che!); sia perché dalla società civile ognuno trae da campare ed inimicarsela con drastiche censure generali, per quanto fondate, probabilmente procura antipatie, danni, guai, isolamento, e danneggia gli affari; sia infine perché parlar male della propria comunità è pur sempre un farla controvento. È impossibile che un politico non dico si scagli ma parli appena male dell’elettorato dal quale aspira a ricevere voti. È utopistico attendersi che un politico inveisca contro il popolo dicendogli “è pure colpa tua”. Dovrebbero smetterla tutti di vezzeggiare la società civile, quando civile non è, e di assolverla, quando colpevole è.