Il nuovo pollaio di Giletti

Possiamo chiamarlo in qualunque modo, ma a definire giornalismo d’inchiesta ciò che Massimo Giletti mette settimanalmente in scena su La7 ci vuole un bel coraggio.

Il suo talk “Non è l’Arena”, che solo nel titolo si richiama alla sua precedente esperienza in Rai, è un chiaro esempio di eterogenesi dei fini. Si intenderebbe, infatti, rendere edotti i cittadini-telespettatori in merito alle cause profonde della crisi politica e sociale che attraversa il Paese, ma si finisce per apportare ulteriore confusione nel dibattito pubblico degenerando in una sorta di sceneggiata napoletana, come è accaduto durante l’ultima puntata del programma, nella quale sulla questione legata alla controversa vicenda capitolina del “Divo Nerone” si è scatenata in studio una imbarazzante gazzarra.

In questo senso, il popolare conduttore torinese sembra rifarsi alla tradizione del pollaio televisivo instaurata dal compianto Gianfranco Funari, in cui al posto di una ordinata dialettica si assiste a un indecente spettacolo di persone che si interrompono e si urlano in faccia. Il tutto basato su ancestrali meccanismi sempre molto persistenti nella nostra società, come quello di trovare sempre e comunque un capro espiatorio da esporre al pubblico ludibrio. Sotto questo profilo, il messaggio che sembra voler veicolare Giletti con le sue battaglie contro la cosiddetta casta e gli sprechi che avvengono all’ombra del sistema politico non è molto dissimile da quello, altrettanto semplificato, che ha consentito al Movimento 5 Stelle di ottenere un grande successo elettorale.

L’idea che le cose in generale vadano male, per così dire, per colpa di una ristretta cerchia di incapaci e disonesti, contrapposti a una cittadinanza fondamentalmente retta e proba, sembra ispirare anche su La7 l’azione comunicativa dello scaltro giornalista televisivo. Al pari del nostrano populismo politico, il quale propone ricette piuttosto semplicistiche per problemi molto complessi, Massimo Giletti continua ad offrire al suo pubblico un vasto repertorio settimanale di scandali e scandaletti di pulcinella, buoni senz’altro per aumentare l’audience, ma assolutamente inadatti ad affrontare su un piano sistemico i mali endemici di un Paese di santi, poeti, navigatori e tribuni della plebe del tubo catodico.