La crisi dei partiti e la Chiesa

Merita attenzione la riflessione che il segretario della Cei, Nunzio Galantino, ha espresso in una recente puntata del programma di Bianca Berlinguer “Cartabianca”. Il rappresentante della Conferenza Episcopale Italiana ha preso spunto dalle recenti elezioni del Municipio X di Ostia per rilevare come il grande astensionismo abbia dimostrato che i partiti “non vengano più considerati punti di riferimento. Si fa fatica – ha aggiunto Galantino dicendosi dispiaciuto di questo fenomeno – a trovare partiti che siano portatori di idee e di progetti che riescano a tenere in piedi la voglia di andare avanti”.

La riflessione sconfortata dell’autorevole prelato appare come una sorta di fotografia asettica della realtà presente. I partiti tradizionali sono usciti dall’ultimo ventennio della cosiddetta Seconda Repubblica molto più delegittimati di quanto e di quando vi erano entrati alla fine della Prima Repubblica e della stagione della rivoluzione giudiziaria di Tangentopoli. Il grande astensionismo di Ostia, ma anche quello delle elezioni siciliane, confermano in pieno la considerazione di Galantino secondo cui i partiti tradizionali non sono più punti di riferimento per l’opinione pubblica del Paese. Ma alla riflessione del segretario della Cei manca una riflessione aggiuntiva. Che è quella ancora più sconfortante e inquietante della presa d’atto del tramonto delle forze politiche tradizionali. Nella democrazia rappresentativa (ma anche in quella diretta) chi si astiene non conta, è ininfluente, rinuncia ad esercitare il proprio diritto di cittadino ed è come se non esistesse. A contare è solo chi partecipa. E se la partecipazione è provocata solo da ribellismo, protesta, contestazione (ovviamente nei confronti dei partiti tradizionali in crisi) ne deriva che le istituzioni diventano preda di ribelli, protestatari, contestatari totalmente incapaci di esercitare una qualsiasi azione di governo proiettata verso il futuro.

Non manca chi considera positivo un fenomeno del genere nella convinzione che solo da un tracollo definitivo del sistema si può arrivare a una qualche forma di rigenerazione. Ma l’esperienza storica insegna che le rigenerazioni dopo i tracolli di sistema assumono sempre forme autoritarie. E questo dovrebbe spingere chi ha a cuore la sorte di una comunità a correggere gli errori del sistema democratico e non a favorire palingenesi confuse dagli inevitabili sbocchi autoritari.

La Chiesa ha qualche responsabilità in proposito? Forse sarebbe il caso che monsignor Galantino incominciasse a porsi l’interrogativo.