Dalla libertà di coscienza alla lite continua?

Innanzitutto, cos’è la libertà di coscienza se non una vera e propria deroga, ancorché temporanea, molto temporanea, alla cosiddetta disciplina di partito? Attenzione: non tutti i “partiti” (chiamiamoli così anche questi di oggi) ne godono, dipende.

Dipende se la formazione politica prevede che su certi temi e determinate tematiche che abbiano una rilevanza etica, i suoi rappresentanti nei consessi parlamentari o in altri enti abbiano la facoltà di esprimersi anche in modo non difforme alla linea ufficiale del partito senza incorrere nei cosiddetti provvedimenti disciplinari. Forza Italia non ha lanciato alcun fulmine disciplinare a Stefania Prestigiacomo, ora deputato e già bravo ministro dell’Ambiente e delle Pari opportunità, che si è avvalsa della libertà di coscienza sulla Legge sul “Fine Vita”, o Biotestamento, fortemente voluta dal centrosinistra e, per contro, con una Forza Italia ufficialmente contraria. Siccome anche Matteo Salvini, la cui Lega è ovviamente contro la legge, se ne è uscito con un’espressione che, come si dice, poteva risparmiarsi, vale la pena ricordare che un punto della norma sul testamento biologico, già licenziata dalla Camera dei deputati, introduce il diritto di rifiutare terapie, idratazione, nutrizione e vieta inoltre l’accanimento terapeutico prevedendo anche l’obiezione per i medici. C’è pure la novità delle “Dat”, ovvero delle dichiarazioni anticipate di trattamento e si possono dire le proprie preferenze sui trattamenti sanitari, in vista delle incapacità future all’autodeterminazione.

Giustamente il partito di Silvio Berlusconi, che non ha mai nascosto ma anzi esaltato una genuina adesione ai principi del liberalismo politico, ha manifestato anche in quest’occasione di confermarne la solidità, tanto più in occasione di una legge e di una norma che davvero coinvolgono innanzitutto gli aspetti morali. Sempre sul fine vita nel contesto del Biotestamento e della norma in questione, ha detto la sua il buon Matteo Salvini il quale, peraltro, la dice in lungo e in largo attraverso i media, anche su La7, tivù tifosa del centrosinistra. E sta forse nell’uscita a getto continuo di dichiarazioni che, spesso (e volentieri, si vorrebbe qui malignare) si sfumano le forme, si perdono, le peraltro non frequenti, qualità stilistiche, correndo il rischio di cadere nel pozzo del cattivo gusto che, in politica, è sempre uno sbaglio e, come si sa, uno sbaglio tira l’altro. Tant’è vero che dopo l’evidente cattivo gusto liquidatorio della norma con un “io mi occupo di vivi e non di morti” che si commenta da sé, e pur correggendosi in serata su La7 (appunto), il capo della Lega ha calcato la mano sul nome di Leonardo Gallitelli pronunciato dal Cavaliere nei giorni scorsi a Milano, commentandolo come una sorta di annuncio di una formazione calcistica “tipo Milan” anche se si trattasse di Marchionne, Montezemolo, Draghi, Gallitelli o Tajani (toh, il nome di un politico importante berlusconiano doc su cui viene posto una sorta di veto preventivo), insistendo con decisione sull’obbligo di liste nelle quali non vi sia alcun posto per “riciciclati e poltronari, altrimenti il giorno dopo torniamo a litigare”.

Ma il bello, o il brutto, è che la lite politica è continuata con la decisione del Gruppo di Forza Italia (non tutto) alla Camera dei deputati di astenersi sulla proposta di legge leghista, comunque approvata, che modifica il Codice di procedura penale sull’inapplicabilità del giudizio abbreviato nel caso di reati gravi.

FI e Lega: dalla libertà di coscienza alla lite. Continua?