Il groppo italiano

Sia come groviglio, nodo intricato, viluppo; sia come perturbazione meteorologica; sia come ostacolo ostruttivo e costrittivo, la condizione dell’Italia evoca il nome e il concetto di groppo. La politica, in sé, è il groppo italiano. Non scioglie. Non rasserena. Non libera. Com’è arrivata a tanto? Gretta piccineria, interessi immediati, fregola innovativa l’hanno trascinata, sovvertendone la funzione primaria di guida e governo della nazione. Gruppi, partiti, potentati, consorterie sono stati impegnati a mettere i bastoni nelle ruote della società piuttosto che a lubrificarle. Hanno pensato e agito per prevalere anziché per provvedere. Hanno perseguito l’utile loro invece che il necessario per tutti. Questo inseguirsi e ostacolarsi in un’egoistica gara per predominare come fazione li ha resi miopi e chiusi in un cerchio limitato ed insufficiente, nel quale hanno finito per non rendersi conto della realtà e dei suoi sviluppi o per ingannarsi travisandola. Quanto più si convincevano di essere insostituibili, tanto più venivano considerati superflui; più tentavano di favorire il proprio elettorato, la propria clientela, i propri sodali, più scavavano il fossato della disistima e dell’indifferenza dove non s’avvedevano d’essersi rinchiusi. Il paradosso del groppo italiano consiste in ciò, che la politica esalta il popolo esautorandolo e omaggia la democrazia istituendo un’oligarchia temperata dal voto. Lo comprovano incontestabilmente le leggi elettorali concepite in serie con la specifica intenzione di togliere agli elettori la libertà di scegliere in modo genuino i rappresentanti e così tagliare le unghie alla sovranità popolare. “Il governo del popolo, attraverso il popolo, per il popolo” di Abramo Lincoln è appassito in Italia anche a causa di questo groppo.

Il disinteresse che, a petto in fuori, troppe forze politiche esibiscono verso “la verità effettuale” di machiavelliana memoria incrementa paurosamente i fattori perturbanti, gl’intoppi bloccanti, il complicato garbuglio della situazione reale, viepiù pericolosa perché, non migliorando sostanzialmente, di fatto tende al peggio, nonostante il make-up con il quale la imbellettano i governi di turno, vantandosi d’averla risolta o, come amano dire, d’averla messa in sicurezza. Lo scollamento tra il ceto dei pochi che governano essendosi insediati con un’elezione fraudolenta poi giudicata pure illegittima e i molti che rifiutano il voto per non avallare la frode e sanare l’illecito appare evidente anche ai meno prevenuti che stupiscono udendo le piattaforme elettorali di chi aspira a governare, nelle quali, come in una bottega di rigattiere, si trova di tutto fuorché l’indispensabile a sottrarre l’Italia al groppo che la soffoca. I programmi di governo somigliano a pacchi natalizi. C’è un regalo per tutti. Tanto non paga chi promette. Pagherà chi spera.

Lo scoramento degl’Italiani è pur’esso figlio di questo groppo. Non vedono come uscirne. Anzi, disperano di riuscirci. La condotta della classe governante, tutta intenta ad ammirarsi l’ombelico, scoraggia la fiducia e riduce le aspettative. Ma il suo egocentrismo politico non è solo controproducente e autolesionistico, ma pure, e soprattutto, deleterio per il prestigio, il decoro, la credibilità delle istituzioni, che sono separabili da chi le occupa, ma non del tutto. Sicché, a lungo andare, i cattivi parlamentari fanno cattivo anche il Parlamento come i cattivi ministri fanno cattivo il Governo. L’opposizione al Governo è il sale, l’opposizione al Parlamento è il veleno della democrazia. Il groppo italiano, purtroppo, è intriso pure di questo veleno.