Il ritorno all’antifascismo e all’antiberlusconismo

I sondaggi dicono che il centrodestra nel suo complesso tende lentamente ad avvicinarsi alla fatidica cifra del 40 per cento, quella che se superata garantirebbe la governabilità del Paese. Più questi sondaggi segnalano l’aumento, più tra i nemici dell’area moderata cresce la necessità di studiare strategie adeguate per fermare la crescita e scongiurare il ritorno della democrazia dell’alternanza nel nostro Paese.

Ma la fantasia manca. E allora, come per semplice riflesso pavloviano, scattano i soliti meccanismi sperimentati nei decenni passati per bloccare il ritorno del centrodestra al Governo. Il primo è quello della riscoperta di un presunto rigurgito fascista in atto nella penisola sulla scia di quanto sta avvenendo nel resto dell’Europa, in particolare in quella dell’Est. L’irruzione senza violenza di sette (7) estremisti di destra nella sede di un gruppo di volontariato di sinistra a Como viene presentato dai media politicamente corretti come una riedizione dell’assalto a Palazzo d’Accursio. Si rispolvera l’ennesima volta la vicenda dei ventisei (26) adesivi con l’immagine di Anna Frank allo stadio Olimpico per dimostrare come l’intera tifoseria della Lazio, cioè una parte consistente della popolazione della Capitale, sia ormai inguaribilmente infettata dal germe del razzismo e del nazismo. Si riprende l’immagine del singolo (singolo) giocatore che dopo aver segnato un goal alla squadra di Marzabotto esibisce una maglietta con il simbolo della Rsi e fa il saluto romano.

L’obiettivo è quello solito: dimostrare con la forza delle immagini, anche se riguardanti episodi marginali e isolati, che la barbarie nazifascista sta risorgendo e che la ripresa politica del centrodestra dipende da questo germe contro cui deve ripartire lo sdegno, la condanna e l’esecrazione dei cittadini democratici.

Il secondo meccanismo è quello del ritorno all’uso dell’arma giudiziaria per impedire che Silvio Berlusconi riesca a ripetere il suo tradizionale miracolo del recupero di punti determinanti nella campagna elettorale. Ripartono d’incanto i vecchi processi e torna la campagna mediatica diretta ad impedire che il Cavaliere possa essere riabilitato in tempo utile per potersi candidare alle elezioni e tornare ad essere il centravanti di sfondamento dello schieramento moderato.

Ancora una volta, dunque, dopo due decenni, gli oppositori del centrodestra tornano a cavalcare l’antifascismo e l’antiberlusconismo giudiziario per la loro campagna elettorale. Una campagna, però, che proprio per queste caratteristiche, appare priva di qualsiasi idea nuova. E l’opinione pubblica del Paese lo capisce al volo!