Sulle banche Luigi Di Maio gareggia con le scimmie

Credo che buona parte dei furiosi antiberlusconiani di professione che hanno lapidato Eugenio Scalfari per aver preferito il leader di Forza Italia, nel caso di una scelta obbligata tra quest’ultimo e Luigi Di Maio, faranno meglio a nascondersi dopo l’ultima performance del presunto capo grillino nel salotto televisivo di Giovanni Floris. Personalmente, ascoltando i suoi sproloqui sul tema sempre caldo delle banche, i quali hanno creato un evidente sconcerto nello stesso conduttore, ho maturato la convinzione che uno scimpanzé addestrato sia più ragionevole, con tutto il rispetto per questo nostro antico cugino della grande famiglia dei primati.

In sostanza, codesto ometto di belle speranze, che non perde occasione per ribadire la sua ferrea volontà di installarsi nella stanza dei bottoni, ha promesso di istituire una banca pubblica una volta ottenuto il Governo del Paese. Una banca pubblica, ha poi spiegato il nostro con quella tipica sicumera che scaturisce da una profonda ignoranza, con la missione di sostenere le fasce più deboli della società. Nonostante il tentativo di un interdetto Floris, il quale ha cercato di chiarire le vere finalità di una impresa bancaria, ovvero raccogliere il risparmio e prestarlo a clienti solvibili, “Giggino ‘o webmaster” ha tenuto duro sul punto. “Sostenere le famiglie in difficoltà e le piccole imprese che non riescono ad ottenere fidi”, ha tuonato il pupillo inamidato di Beppe Grillo e della Casaleggio Associati.

Dunque, mi sembra evidente che per lo pseudo capo politico del Movimento Cinque Stelle le banche rappresentano qualcosa di simile alle Dame di San Vincenzo. Una sorta di ente assistenziale finanziato dagli ignari risparmiatori i quali dovrebbero di buon grado affidare i propri quattrini al sistema creditizio di Pulcinella immaginato nei deliri televisivi di Luigi Di Maio.

D’altro canto, se il paradigma maximo dei pentastellati è quello della cosiddetta decrescita felice, l’idea di un sistema finanziario straccione che investe nello sviluppo della povertà appare del tutto coerente. Non bastavano gli asini volanti che distribuiscono redditi di cittadinanza a volontà. Oggi i cittadini sanno che con la rivoluzione grillina l’Italia sarà inondata di sportelli bancomat che elargiranno quattrini a tutti i cittadini senza limiti. Altro che Paese di Bengodi. Qui si fa veramente sul serio!