Le contraddizioni di talento di Luigi Di Maio

In merito all’ennesima, surreale proposta di quel genio incompreso di Luigi Di Maio, considerato da molti non-grillini un ragazzo di talento, riguardante l’obbligo delle chiusure festive dei negozi, il presunto capo politico del Movimento Cinque Stelle ha duramente attaccato il centrodestra. E lo ha fatto dalle pagine virtuali di quella sorta di Pravda “de’ noantri”  del blog di Beppe Grillo. “L’ultima follia del centrodestra: sta contro i piccoli commercianti e le famiglie”, è l’altisonante e sgrammaticato titolo della dura requisitoria del candidato premier pentastellato.

Nel testo Di Maio se la prende con “Il Giornale” diretto da Alessandro Sallusti, definito dal vicepresidente della Camera “punto di riferimento di quel centrodestra berlusconiano che almeno a parole dice di avere a cuore la famiglia”. In particolare, al pupillo di Grillo non va proprio giù la dura reprimenda pubblicata dal quotidiano milanese.

“Il Giornale mi accusa di essere folle – contrattacca Di Maio – come se volessi chiudere tutti i negozi in tutti i giorni di festa. La proposta invece, a prima firma Michele Dell’Orco, è semplice e ricalca ciò che accade anche negli altri Paesi europei, dove non esiste che i negozi debbano rimanere sempre aperti: prevede sei giorni di chiusura degli esercizi commerciali nel lotto dei dodici festivi comandati”.

Dunque il quotidiano diretto da Sallusti avrebbe artatamente estremizzato la proposta grillina che, secondo il loro capo politico, sarebbe assai più moderata, prevedendo rotazioni festive nelle chiusure delle piccole e medie attività commerciali, in modo da venire incontro anche alle esigenze della clientela. Peccato però che nello stesso articolo il gemello cattivo di “Giggino ’o webmaster” deve aver approfittato di un momento di distrazione di quest’ultimo per chiudere lo stesso articolo con una promessa che conforta appieno la tesi de “Il Giornale”.

Scrive infatti il gemello cattivo del capo grillino: “Cominciamo con l’approvare la proposta Dell’Orco, che crea anche un fondo ad hoc per i piccoli negozianti, e poi lavoriamo per arrivare alla chiusura almeno di tutti e 12 i giorni di festa. Io sono certo che molti italiani ne sarebbero felici”.

Quindi, per sintetizzare la questione, Di Maio si arrabbia perché “Il Giornale” traviserebbe il suo pensiero in merito alle chiusure festive, solo 6 su 12 precisa a caratteri cubitali, ma poi conclude che l’obiettivo finale del suo Movimento è quello di arrivare ad imporre l’obbligo per tutti in tutte le medesime 12 feste comandate.

Dobbiamo concluderne che questa gente, oltre a non sapere esattamente di cosa parli quando affronta questioni economiche e finanziarie, non si prende neppure la briga di rileggere i pezzi che scrive, eliminando le tante contraddizioni in termini che li caratterizza. Da questo punto di vista Di Maio, anziché chiedere all’Osce di vigilare contro presunti gruppi editoriali impuri che complottano contro il M5S, dovrebbe prendere molte lezioni di logica e di coerenza, poiché nel suo mondo dominato da asini volanti la confusione regna sempre più sovrana.