La prorogatio ad libitum di Gentiloni

Continua la campagna di alcuni media politicamente corretti in favore di una singolare prorogatio del Governo ancora in carica di Paolo Gentiloni destinata a durare per tutto il tempo che dopo le elezioni sarà necessario per la formazione di un nuovo Esecutivo. La motivazione di questa campagna è che dalle urne difficilmente potrà scaturire una soluzione rapida per la formazione del nuovo Governo. E che, con ogni probabilità, diventerà addirittura possibile l’ipotesi di andare al più presto a nuove elezioni. Come assicurare una guida di governo stabile in tutto questo periodo? I sostenitori della prorogatio hanno trovato la risposta al quesito ricorrendo al classico uovo di Colombo. Si mantiene in vita il Governo Gentiloni non per il disbrigo degli affari correnti come sempre avviene dal termine della legislatura fino all’inizio di quella successiva. Ma facendogli conservare tutte le sue prerogative e funzioni fino a quando la formazione del nuovo Esecutivo non si sarà verificata o non ci siano state nuove elezioni da cui sia finalmente uscita una larga maggioranza in grado di assicurare la governabilità del Paese.

In apparenza l’uovo di Colombo della prorogatio sembra essere di buon senso. In realtà costituisce una sorta di colpo di Stato camuffato che punta a svuotare di ogni significato la prossima consultazione popolare destinata a celebrare e riaffermare quella sovranità popolare che è la base indispensabile di ogni democrazia. È difficile immaginare che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, possa essere disposto a mettere la propria firma su una soluzione dal sapore golpista. Ma non è affatto complicato immaginare le conseguenze, non solo drammatiche ma anche ridicole, che l’applicazione di una prorogatio ad libitum del Governo Gentiloni potrebbe determinare.

Si potrebbe verificare, ad esempio, il caso di ministri in carica bocciati alle urne e spinti dalla pressione delle opposizioni a rassegnare le dimissioni. Che succederebbe in questo caso? L’interim a Gentiloni o la nomina di nuovi ministri scelti in una parte che non essendo in grado di formare una maggioranza sarebbe automaticamente uscita sconfitta dalle elezioni? E quale intreccio perverso si verificherebbe il giorno in cui il capo dello Stato dovesse dare a un personaggio diverso da Gentiloni il mandato di esplorare la possibilità di formare il Governo? Si assisterebbe alla coabitazione a Palazzo Chigi o, visto che il Governo sarebbe in prorogatio ad libitum nella pienezza dei poteri, il povero esploratore sarebbe costretto ad esplorare in due camere e cucina collocate in qualche altro Palazzo?

“Romani – disse un giorno Giuseppe Garibaldi alla folla che lo reclamava – siate seri!”. Riesumiamo quell’invito sacrosanto e giriamolo a chi pensa seriamente di prendere per i fondelli gli italiani!