La quarta gamba del centrodestra

Nella prossima tornata elettorale per le politiche del 2018, in mezzo a tanti attori e a troppi aspiranti protagonisti, sarà il regista che conterà davvero. A destra come a sinistra, al centro come altrove. E il regista della coalizione di centrodestra - si sa - può oggi avere un solo nome e cognome: Silvio Berlusconi. Non c’è nessun altro che possa ambire a un tale ruolo. A poter interpretare la parte del protagonista dell’alleanza o di un partito ci sono diversi nomi spendibili, ma il regista del centrodestra è uno soltanto e questo perché è già avvenuto un cambiamento nel profilo politico dell’uomo di Arcore. Forse, si tratta dell’innocenza degli ottantenni di cui parlava Marco Pannella. Forse. Comunque, come accade su ogni set cinematografico, qualora volesse, Berlusconi - da regista - può sempre avvalersi di alcuni assistenti alla regia, ma il regista è lui.

La prima incombenza, dunque, in vista delle elezioni, è già da ora quella di fare in modo che la coalizione sia in grado di raggiungere e superare il 40 per cento dei consensi. Per centrare un tale obiettivo, però, il regista della coalizione dovrà schierare la squadra in campo tenendo presente i tre fronti su cui si gioca la prossima campagna elettorale. Innanzitutto, la prima incombenza sarà convincere i cittadini delusi, che si sono spostati o rifugiati nell’astensionismo, affinché possano ritrovare fiducia nel voto e scegliere così di dare la propria preferenza a Forza Italia o a uno degli alleati della coalizione. In seconda battuta, per raggiungere e superare il 40 per cento, il centrodestra dovrà riuscire a conquistare quella fetta di elettorato che aveva inizialmente creduto nel Partito Democratico ed è, invece, rimasta assai delusa dall’esperienza renziana.

Infine, il terzo fronte sarà quello, a mio parere determinante e necessario, di strappare voti al Movimento 5 Stelle, ma non inseguendolo sul suo terreno propagandistico e ideologico quanto, piuttosto, facendo in modo che la quarta gamba del centrodestra sappia assumere forme liberali e innovative, con un profilo da movimento politico e non da vecchio partito centrista o, peggio, limitandosi alla sommatoria di sigle politiche, più o meno consistenti, in cerca di un modo per eleggere alcune personalità dell’attuale Parlamento. Insomma, per avere successo alle politiche del 2018, non può bastare un’operazione elettoralistica che metta insieme Cesa e Stefano Parisi, Lupi e Fitto, Formigoni e Tosi, Zanetti e Quagliariello. Non basta. Non può bastare. Per giungere al fatidico 40 per cento è indispensabile che la quarta gamba dello schieramento berlusconiano sia in grado di conquistare gli elettori del movimento pentastellato. Serve una componente nuova, corsara, liberale, rivoluzionaria, rivolta soprattutto (ma non soltanto) ai giovani.

Non posso credere che il regista del centrodestra si accontenti di portare qualche goccia d’acqua alla coalizione con una facile sigla centrista, che toglie voti a Forza Italia e, se tutto va bene, porta in dote uno scarso 3 per cento di consensi. È necessario, invece, sottrarre anche un bel po’ d’acqua ai consensi drenati da Beppe Grillo e da Luigi Di Maio in modo da ridurre la portata elettorale del M5S. Ma è un’operazione che soltanto Silvio Berlusconi può tentare e realizzare. Certo, servirebbero volti nuovi, personalità capaci, donne competenti, giovani motivati e affidabili, candidature di rilievo e con uno spessore culturale di qualità. Ma, se si guarda bene in giro, se ne possono trovare molte. Berlusconi, insomma, non può lasciare che il pericolo dei Cinque Stelle si concretizzi lasciando ai “grillini” il primato del partito più votato alle elezioni politiche del 2018. Ci vuole “altro”.