Partito radicale: tanta fatica per tornare agli iscritti dell’era di Capezzone

Finalmente superata la quota 3mila e rotti iscritti per il Partito radicale nonviolento transnazionale transpartito (Prntt). L’unico doc perché i Radicali Italiani della Bonino e di Magi sono ormai destinati a fare a vita i cespugli del Partito Democratico. Renziano o gentiloniano che sia. E fanno benissimo i primi, cioè Maurizio Turco, Rita Bernardini e Sergio D’Elia, a insistere su questa clausola pannelliana del non presentarsi alle urne. Perché specie a “sto giro” chi partecipa sarà perduto per sempre. Ciò detto va compiuto un atto di verità e di onestà intellettuale su questa “trionfale” raccolta di iscrizioni: proprio Turco alla radio quando fece giorni orsono il collegamento per dare la notizia disse che “era dal 2005 che non avevamo tutti questi iscritti”.

Nel 2005 era segretario di Radicali Italiani, Daniele Capezzone. La galassia all’epoca non era divisa e la raccolta iscrizioni non procedeva per ordine sparso come da due anni e mezzo a questa parte dove sostanzialmente ciascuno ha curato il proprio orto. O quasi. Quanto al Prntt che all’epoca non si chiamava ancora ufficialmente così, la situazione, citando una voce di Wikipedia, era la seguente: “Dopo le dimissioni nel 2003 dell’ultimo segretario, l’uomo politico di origine belga Olivier Dupuis, dovute a sue gravi differenze politiche con Marco Pannella, leader carismatico di questa organizzazione, il Partito Radicale Transnazionale rallenta grandemente le proprie attività”.

Poi, “tra il luglio e l’agosto del 2005 l’organizzazione viene posta sotto la direzione di un organismo statutario noto come ‘Senato’, presieduto dallo stesso Marco Pannella, avente il compito di ripristinare la legalità statutaria e di indire entro quattro mesi un Consiglio generale e quindi il 39esimo Congresso del Partito Radicale Transnazionale”.

Infatti, “nel settembre del 2005 Marco Pannella propone per il 15 dicembre successivo l’autoriforma del Partito Radicale Transnazionale, con l’elezione di un nuovo Consiglio generale da parte di un’assemblea internazionale di parlamentari iscritti di differenti nazionalità e aree politiche, in vista della convocazione dello stesso Consiglio Generale e del congresso del partito”.

Ma il discorso che riguarda Capezzone include un corollario: “Tutta ‘sta fatica per tornare agli iscritti di allora?”. Nel giugno del 2005 Capezzone conduceva in radio la non fortunata campagna referendaria contro la legge 40. Capezzone regnò per quasi cinque anni e fu cacciato nel luglio 2007 a mio avviso perché Pannella temeva gli facesse troppo ombra. Così come accadde per la pregressa semi-emarginazione di Marco Taradash in un famoso congresso in cui Marco disse: “O io o lui”. Pannella era un uomo politico con il 99 per cento di pregi e l’uno per cento di difetti. Forse non sopportava la visibilità mediatica e le simpatie che Capezzone si era conquistato con la sua faccia da bravo ragazzo. Visibilità che rischiava di smentire il famoso mantra secondo cui “i Radicali e le loro tematiche sono ignorate dalla Rai e da tutti i principali media italiani”.

Un mantra che peraltro parte da una considerazione su uno stato di fatto vergognoso e che nessuno può negare: cioè il boicottaggio anti-radicale. Che però Capezzone in qualche maniera infranse. Ma questa è nostalgia. Sta di fatto che sulla cacciata di Capezzone, che durante il suo regno tenne quasi invariata la quota iscrizioni, diminuendo dai tremila ma non di molto, fu forse l’ultima volta che Bonino e Pannella si trovarono d’accordo. Non bellissimo il ricordo dei tanti militanti radicali che si conformarono ai diktat di Bonino e Pannella. Gente che fino a un secondo prima Capezzone lo omaggiava e lo adulava. Si fece ironia e parodia come con il famoso video di “casa Pannella” in cui andò in onda una sorta di streaming ante litteram con tanto di bestemmie cult di Emma Bonino.

Capezzone aveva i suoi pregi e i suoi difetti e in politica uno come lui si può definire “un grande talento in naftalina”. Infatti oggi “milita” con la variante fittiana di Forza Italia. Alcuni radicali però farebbero bene a fargli una bella cofana di scuse.