Banche, commissione, risultati

L’articolo 47 della Costituzione (poi superato con bail-in, ecc., ecc.) recitava, sic et simpliciter: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme: disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. Che, in parole ancora più semplici, impone a governi e settore bancario il rispetto di un principio in base al quale i risparmiatori, cioè il popolo italiano, non rischiano di perdere i propri soldi in banca, qualsiasi banca, anche in seguito a fallimento delle stesse banche. E così è stato. E adesso? Dal 2012 l’articolo suddetto è stato cancellato con l’introduzione di nuove regole Ue in base alle quali scattano anche quelle del bail-in secondo cui in caso di fallimento di una banca, per non pochi risparmiatori “non c’è trippa per gatti”, come si dice volgarmente, specificando che a causa del default bancario gli azionisti perdono tutto, esattamente come gli obbligazionisti subordinati e i correntisti sopra i 100mila euro. Bail-in introdotto senza che, peraltro, i vari governi abbiano osato dirne qualcosa contro, salvo rendersi conto, ma dopo, che si stava mettendo in atto una vera e propria via senza uscita in cui intrappolare le stesse banche coi loro depositi di risparmio la cui enormità le aveva da tempo messe nel mirino sia della Francia che della Germania.

In realtà, neanche i tecnici dei governatori hanno spiccicato verbo lavorando per ben cinque anni per prepara la strada delle nuove regole sempre in base alle quali, governatori e tecnici consenzienti, i risparmiatori diventano “consumatori finali di prodotti finanziari” e, se capitano dei fallimenti bancari, la colpa è loro perché non si sono dati da fare leggendo e raccogliendo le informazioni necessarie prima di investire i propri risparmi. E così sia.

Con quel che capita all’Etruria, capofila, sia pure di modeste dimensioni, di altri istituti in analoghe situazioni, basti pensare a quelle venete, ma non solo, i guai sono appena iniziati giacché le banche tout court sono prese di mira dall’Europa e, comunque, le regole sono regole e, ripetiamo l’altra massima, chi paga è sempre Pantalone. Tanto più che l’occhiuta vigilanza tedesca e francese, ribadisce, regole alla mano, la severità assoluta sugli eventuali interventi a tutela dei risparmiatori parificati a veri e propri “aiuti di Stato” e dunque vietati. E, in testa a tutto, meglio sul collo delle banche nostrane, il fiato della vigilanza della Banca centrale europea, tanto più pressante nei confronti degli istituti italiani quanto meno severo rispetto a quelli di Francia e Germania di cui è arcinoto il loro imbottirsi di titoli tossici e di derivati. E vabbè.

Perché abbiamo iniziato con la solenne Costituzione? Perché Maria Elena Boschi e Matteo Renzi e via via tutti gli altri hanno le loro responsabilità di quanto sta accadendo con Etruria e dintorni, la magistratura fa o farà quanto le compete con allegato coro mediatico giustizial-populista così caro a Casaleggio and Co. e adesso c’è pure una commissione parlamentare ad hoc, presieduta da un Pier Ferdinando Casini che sa il fatto suo di politica, ma, a proposito di Politica (con la P maiuscola) che fine ha fatto? Dove l’hanno nascosta? C’è ancora nel bailamme di fuochi e fiamme conditi di ciacole, anche alte, vedi un Federico Ghizzoni ascoltato come l’oracolo di Delfi al di là della storia Unicredit che pure ben conosciamo? Una commissione che ha finito con l’assumere il ruolo, i toni, le cadenze di un’inchiesta sugli scandali politici, che pure non mancano ovviamente, ma il tema vero, il più impellente, il più grave resta la tutela dei risparmiatori, dei nostri soldi in banca, del presente e dell’avvenire di tutto un popolo.

E allora bene ha fatto l’ex ministro Giulio Tremonti a rifiutare qualsiasi suo intervento, benché richiesto, in quella commissione d’inchiesta ritenuta dall’ex ministro del Tesoro né più né meno una specie di “meeting folkloristico” se non una pagliacciata. Proprio così. E manderà comunque una sua memoria scritta dal tema: come e perché tutelare innanzitutto il risparmio degli italiani da quelle che assai appropriatamente ha definito le “demenziali  norme europee”. Appunto.