Liberalismo: ma il Cavaliere vede le (sue) tv?

Si viaggia verso le elezioni e, ovviamente, c’è spazio per tutti, o meglio, ogni colpo, soprattutto basso, è da prevedere da parte di chiunque scenda nell’agone di uno scontro che da sempre il clima elettorale definisce come ring senza esclusione di colpi, appunto.

E sarà così anche in previsione del marzo fatale anche se, a ben vedere, la temperatura dello scontro politico, da quando è apparso Grillo in associazione a Casaleggio, supera qualsiasi gradazione e sopportazione umana conducendoci su un terreno che è stato ed è, peraltro, assai noto a tutti, giacché è il campus, il campo, il prato, il terreno televisivo.

Della Bonino (salvata peraltro da un politico tout court, e non solo democristiano, come Bruno Tabacci), erede anche del pannellismo, ha scritto assai lucidamente il nostro direttore incentrando il ragionamento sulle questione firme, una vexata quaestio davvero poco erede degli spiriti profondi di Marco cui la presenza o meno in Parlamento non è mai stata un “conditio sine qua non” contando invece la presenza nel Paese reale, nel suo corpo vivo, nelle sue questioni grandi, piccole, eterne cronachistiche. Ma tant’è.

E torniamo alle televisioni, ai telegiornali, ai talk-show, agli spettacoli, agli show per dir così satirici, alle trasmissioni “contro” e facciamo l’esempio più eclatante perché professionalmente coi fiocchi, quello delle Iene, per riflettere sul ruolo, sulla portata, sulla quantità della forza antipartitica che ha condotto a una indicazione, sia pure sommaria, di un risultato che ha favorito soprattutto l’antipolitica.

Non una antipolitica alla casaccio ma di certo funzionale alla visione di quel grillismo che è, al tempo stesso, una non proposta ma una promessa, con tanto di pesante interferenza privatistico-pubblicitaria alla Casaleggio che, in altri tempi, non poi così lontani, facevano gridare allo scandalo contro il Cavaliere del conflitto di interessi, del padrone delle tivù, del privato in atto pubblico, con tanto di proteste giustizialiste con risvolti giudiziari indimenticabili. E ingiusti, si capisce.

E intanto incede e invade su nostri teleschermi, da mane a sera, sguardo in avanti e sorriso da spot, e procede impettito lo statista che tutto il mondo ci invidia, quel Luigi Di Maio che è passato in men che non si dica dalla ostilità a qualsiasi alleanza in nome della purezza ideologica oppositoria, al più classico degli accomodamenti riassumibili nella eterna, magica parola d’antan. Parliamone! E nessuno che, almeno fino ad oggi, lo abbia commentato come un artigiano specializzato in bluff. Forse, con l’arrivo di Gianluigi Paragone, anche dalle parti pentastellate si comincerà a fare politica, hai visto mai! Complimenti alla regia, e non solo quella televisiva, ma casaleggiana.

Intendiamoci, noi non partecipiamo a questi peraltro ben noti urlatori anti-Cav, né imploriamo interventi normativi ben sapendo che finiremmo nel campo minato delle censure preventive che non appartengono a chi crede nel liberalismo, e non a parole. Di fatto, il liberalismo sembra poco frequentato di questi tempi, e non solo fra le Iene ma più in tondo, più in vastità, più in larghezza e stentiamo a capire cosa lo stesso Berlusconi riuscirà a mettere insieme, anche se sembra del tutto ripreso dalla drammatica situazione in cui era stato relegato, ingrassando ovviamente i tipini grillini.

Eppure, una visione un po’ più attenta al complesso delle tante tivù che si dicono sotto il dominio berlusconiano, non sarebbe poi così mal riposto e comunque utile, sia prima e che dopo le elezioni politiche anche tenendo presente il ruolo decisivo e sostanzialmente esagerato di questo medium, pubblico e privato, in un complesso politico sempre più scarno di riferimenti liberali i quali, secondo i grandi “liberals” di prima e di oggi, intendono la libertà di pensiero come “conditio sine qua non” per qualsiasi altra competizione umana, a condizione che tutti ne rispettino i principi, a cominciare da quelli della nostra Costituzione trattata da taluni come un ferrovecchio. Quando fa loro comodo, of course. Altrimenti saremo costretti a seguire altri bluff, ma sulla nostra pelle.