Elezioni: radiografia del marinaio

Promesse di marinaio. Certi registi Usa, capaci di rendere poetica proprio  la parola “promessa”, ne hanno dato racconti esemplari dei quali, uno soprattutto, racchiude in promises promises, la promessa non solo ripetuta ma, addirittura, al plurale sicché, nella sostanza, la filosofia del marinaio emerge e ci sommerge con la sua più cruda verità che nessuna poesia può mai metamorfomizzare. Anzi.

Il marinaio è da sempre l’emblema di quel parallelismo fra realtà e fantasia, fra verità e bugia che la promessa (ad essere buoni una quasi bugia) già in sé contiene e annuncia, talché e mutatis mutandis, la promessa di marinaio si sveste della particolarità professionista dell’uomo di mare per entrare d’autorità nel corpo della politica e di chi la fa. Passando di Repubblica in Repubblica e di promesse in promesse (non mantenute), l’approdo elettorale di marzo, già nei modi e nei toni che si avvertono, conduce con sé quell’enorme sacco di quasi bugie sulla spalla del ceto politico da rovesciare  sull’elettore, giorno dopo giorno, inesorabilmente, promessa su promessa, giuramento su giuramento.

Non c’è che l’imbarazzo della scelta se andiamo a leggere le ultimissime bugie o quasi - altresì dette baggianate - sparse a man bassa su Twitter e video e, probabilmente, annoieremmo i nostri attenti lettori scafati peraltro  rispetto ai racconti politici bugiardi: da una Repubblica all’altra, da un populismo all’altro, e da un partito all’altro, si capisce. Ci sono addirittura delle autentiche chicche nel florilegio di questi giorni, sol che si pensi all’abolizione delle tasse universitarie buttata lì, si direbbe en passant, da Bersani & D’Alema togliendo di colpo al sistema dell’istruzione universitaria la bella cifra di due milioni di euro l’anno, col bel risultato del numero chiuso per tutti. Per non dire dell’altra perla renziana sull’abolizione del canone Rai, con  la perdita per l’azienda di quasi due miliardi l’anno, tacendo sul fatto che bisognerebbe, nel caso, privatizzarne tre reti. E non solo.

E lasciamo perdere, per oggi, le altre promesse di marinaio dei cosiddetti vecchi della politica, concentrandoci su ciò che di nuovo, si fa per dire, c’è nell’offerta elettorale degli ultimi arrivati. Che sono i pentastellati, nel bene (poco) e nel male (tanto).

Forse anche per questo l’esempio “marinaresco” odierno più calzante specialmente per la provenienza nuova, nuovissima, del suo rappresentante, andrebbe ricercato in un giovanissimo Luigi Di Maio che del grillismo è, a un tempo, il cantore più squillante e mediatizzato e, quindi, il futuro premiato con Palazzo Chigi, in caso di vittoria con maggioranza sugli altri partiti. È a suo modo esemplare di quel Movimento 5 Stelle che ha fatto dell’insulto a tutti gli altri il logos, la filosofia, l’essenza della propria “politica” (notare le virgolette) che ha conquistato tanti voti da qualche anno, portandolo alle soglie del potere nazionale con, intanto, sindaci di Roma e Torino (ma non solo) come Virginia Raggi e Chiara Appendino le quali, proprio per la carica che rivestono da non pochi mesi, sono passibili di giudizi. E con Di Maio possono dunque essere portate ad esempio. E il marinaio che è in loro la dice lunga, esempio per esempio, promessa per promessa. Bluff dopo bluff. Al di là dei rifiuti di Roma, divenuti una sorta di parabola di quel fatale “arrovesciamento della prassi” insito in ogni magniloquenza programmatica, a parole, beninteso, e coi fatti inesistenti, e lasciando l’Appendino ai guai non risolti nella sua Torino, c’è l’esempio di Gigetto Di Maio “travestito per l’occasione da democristiano delle vignette satiriche d’antan: cappottino, boccuccia, giacchettine, incompetenzelle, cretinate” (Diego Gabutti).

Riguarda nientepopodimeno che il futuro del Paese, le famiglie, il lavoro. E la promessa, in caso di vittoria pentastellata, di assicurare da parte dello Stato a ogni nucleo familiare con due figli oltre i 14 anni, uno stipendio mensile di 1950 euro, rendendo più conveniente non lavorare che lavorare mentre chi lavora pagherà lo stipendio anche a chi non lavora. Geniale, vero? Di Maio, il marinaio più marinaio di tutti.