Pensieri peccaminosi sul caso Maroni

Visto che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca l’opinione prevalente sul caso Maroni è che il governatore uscente della Lombardia abbia deciso di non ricandidarsi al Pirellone per essere pronto ad assumere ruoli di massima importanza nel governo nazionale della prossima legislatura. Ma come dovrebbe essere formato questo governo? Poiché il peccato del pensar male deve essere necessariamente senza limiti, l’opinione prevalente aggiunge che il governo in questione dovrebbe essere di larghe intese formato da Forza Italia, Partito Democratico e da quel pezzo di Lega che uscirebbe dal partito di Matteo Salvini seguendo le indicazioni del futuro scissionista Roberto Maroni.

Insomma, l’esponente leghista avrebbe deciso di non ricandidarsi alla guida della Regione Lombardia in vista di un’operazione di spaccatura della Lega volta a sostenere un governo futuro fondato sull’asse Berlusconi-Renzi di cui essere ovviamente il premier.

Essendo la politica l’arte del possibile e anche, in qualche caso, dell’impossibile, può essere che il “peccare fortiter” abbia un qualche fondamento. In fondo si sa che tra Maroni e Salvini non corre una corrente di simpatia e di fiducia reciproca. E nessuno può escludere che dopo le elezioni la Lega salviniana possa perdere qualche pezzo a causa della gestione un po’ troppo leninista e personalistica dell’attuale segretario.

Ma l’idea di Maroni premier di un governo formato dall’asse Berlusconi-Renzi poggia su un postulato che supera ogni limite alla impossibilità possibile della politica. Il postulato è che il fondatore di Forza Italia e federatore del centrodestra e l’artefice della trasformazione del Partito Democratico in partito personale renziano siano disponibili a compiere un passo indietro o laterale per fare spazio a un leghista artefice di una scissione del tutto ipotetica e portatore di un numero di consensi parlamentari al momento incalcolabili in quanto inesistenti.

È vero che sia Berlusconi che Renzi hanno entrambi precedenti di generosità nei confronti di Angelino Alfano, creato dal nulla dal primo e beatificato ministro dal secondo. Ma è proprio questo precedente che rende il postulato sbagliato. E se Maroni avesse deciso di non ricandidarsi solo perché si è rotto le balle di un certo tipo di politica?