I vescovi e la missione in Niger

I vescovi italiani, attraverso il loro quotidiano “Avvenire”, hanno assunto una posizione critica nei confronti della missione militare in Niger decisa dal Governo di Paolo Gentiloni e sostenuto da gran parte delle forze politiche nazionali. La critica, condivisa anche da “Liberi e Uguali”, nasce dal sospetto e dalla preoccupazione che l’invio dei militari italiani non sia motivato dalla necessità di addestrare i soldati del Niger alla lotta contro il terrorismo e contro i trafficanti di uomini, ma abbia come scopo essenziale quello di bloccare la rotta dei migranti dal centro dell’Africa alle coste del Mediterraneo.

La posizione dei vescovi italiani è ispirata alla linea della massima misericordia nell’accoglienza dei profughi, che costituisce una delle principali caratteristiche del pontificato di Papa Bergoglio. Ed è, ovviamente, legittima. Ma, così come la missione in Niger offre il fianco al sospetto che serva semplicemente a bloccare nel deserto la marcia dei disperati verso il Canale di Sicilia, apre la stura a tutta una serie di illazioni sulla effettiva ragione della posizione contraria della Chiesa italiana a qualunque azione di contrasto e di gestione dei flussi migratori indirizzati verso il nostro Paese.

Certo, tra queste motivazioni c’è la misericordia. Di sicuro c’è lo spirito umanitario. Altrettanto scontata c’è l’interpretazione più dinamica, avanzata e politicamente corretta del messaggio evangelico. Ma accanto a tutte le spiegazioni nobili, così come avvenne quando la Chiesa e le sue organizzazioni di volontariato contestarono duramente l’intervento del Governo e della magistratura contro le navi delle Organizzazioni non governative che si erano trasformate in traghetti dei migranti dalla Libia all’Italia, scatta la malevola sensazione che ci sia una motivazione molto più prosaica. Come, ad esempio, quella di poter drammaticamente scoprire che una accoglienza dimezzata potrebbe costringere molte delle componenti dell’associazionismo e del volontariato cattolico a chiudere bottega per riduzione proporzionalmente dimezzata dei fondi pubblici.

Le strade dell’inferno, si sa, sono lastricate spesso di buone intenzioni. Quelle del business, altrettanto spesso, di nobili motivazioni umanitarie!