I vincoli della realtà

Al di là delle inevitabili chiacchiere elettorali, ci sono alcuni elementi assolutamente dirimenti in queste assai complicate elezioni politiche del 4 marzo. Tra detti elementi vi è senz’altro il tanto contestato vincolo del 3 per cento nel deficit del bilancio statale stabilito nei trattati europei. Ora, trattandosi non di promesse al vento ma di una questione piuttosto delicata per un Paese perennemente traballante come il nostro, chi si candida a governare l’Italia con un minimo di realismo e di responsabilità nazionale, evitando di affidarsi alla credulità popolare, non può certo raccontare favole.

Non a caso Silvio Berlusconi non ha esitato a rassicurare l’Europa e, soprattutto, i mercati finanziari in merito alla determinazione di Forza Italia di mantenere il bilancio pubblico entro la fondamentale diga del 3 per cento. Cosa che invece si sono ben guardati dal fare gli alleati della Lega di Matteo Salvini e i dilettanti allo sbaraglio del Movimento 5 Stelle, tutti appassionatamente schierati in favore dell’idea di utilizzare a mo’ di bancomat la nostra storica propensione a far ricorso ai debiti con una certa nonchalance.

In particolare, il leader del Carroccio ha tenuto a distinguersi pubblicamente dal Cavaliere su tale argomento, sottolineando che “se il numerino 3 danneggia il risparmio, il lavoro e le famiglie italiane  è un numerino che per noi non esiste”. Certo, a chi non piacerebbe immaginare di poter finanziare ogni desiderio facendolo pagare a qualcun altro, poiché ciò è in sostanza quel che i populisti nostrani propongono al proprio elettorato di riferimento. Aggiungendo poi, come hanno più volte minacciato di fare i grillini guidati da Luigi Di Maio, di tornare ad una propria valuta nazionale nel caso Bruxelles si ostinasse a voler mantenere i suoi “ottusi” vincoli.

Vincoli tanto ottusi, vorrei ricordare a beneficio dei più sprovveduti, che se venissero sciaguratamente abbandonati dall’italietta delle cicale, si metterebbe in moto un catastrofico avvitamento del sistema, innescato da un corposo quanto inevitabile rialzo dei tassi d’interesse. Sotto questo profilo, mi sembrerebbe doveroso informare il buon Salvini e gli ignoranti economico-finanziari del Movimento 5 Stelle che il negozio dei tassi d’interesse, i cui acquistare quelli più vantaggiosi per noi,  non è stato ancora aperto e che, pertanto, una volta che l’ombrello protettivo della Bce verrà chiuso, per convincere i creditori interni ed esteri a rifinanziare un debito pubblico mostruoso a interessi accettabili occorre necessariamente tenere sotto controllo quell’odiatissimo numerino 3.