Sul caso “Macerata” la sinistra fa terrorismo psicologico

Ciò che ha fatto Luca Traini a Macerata non è giustificabile. Sparare all’impazzata su persone di colore fortuitamente incontrate sulla strada del proprio istinto omicida non ha alcun senso. C’è chi dice che la sua sia sta la reazione al massacro per mano di un immigrato clandestino della povera Pamela Mastropietro, trucidata e fatta a pezzi, la scorsa settimana, nella tranquilla cittadina marchigiana. Ma non può essere un’attenuante. Non c’è rappresaglia che possa sostituirsi allo Stato di diritto nella difesa dell’interesse generale della comunità. E chi si fa autore di una presunta vendetta non è un eroe, ma un criminale e come tale va giudicato e punito. Qualcuno sostiene che si sia trattato del gesto di un folle. Se è così provvederà il suo difensore a invocare lo stato di temporanea infermità mentale al momento della sparatoria e in quelli precedenti durante i quali Traini ha progettato e posto in essere il suo piano. Un tribunale valuterà e deciderà della sua sorte. Non tocca ai giornalisti, ai massmediologi, agli opinionisti, alle soubrette dello spettacolo e, ancor meno, ai politici fare il processo sommario all’indagato fermato dalle Forze dell’ordine nei momenti immediatamente successivi al raid, quasi in flagranza di reato. Lo diciamo perché stiamo assistendo in queste ore a un’ignobile messinscena della sinistra che spera di lucrare consensi speculando sull’accaduto.

Il solito Roberto Saviano strologa via Twitter su Matteo Salvini etichettandolo come “mandante morale” della tentata strage di Macerata. Ma questa ricostruzione va respinta con il massimo dell’indignazione. Lo diciamo perché la canea del “politicamente corretto” ha preso di mira il “nemico” Matteo Salvini di cui teme la salita nel gradimento degli italiani. È la solita sinistra dello sciacallaggio e del doppiopesismo. Li ricordate quei “bravi ragazzi” dei Centri sociali che accolsero, a Bologna, proprio Salvini e alcuni suoi collaboratori a suon di sprangate sull’auto che li trasportava per una visita a un campo rom? Non finì in tragedia solo perché fu bravo il conducente del veicolo a portare al sicuro i passeggeri. Ma se quell’auto si fosse fermata per un guasto al momento dell’assalto la vita del capo leghista e dei suoi colleghi sarebbe stata messa in grave pericolo.

Vi ricordate cosa sostenne la sinistra benpensante? Che Salvini se l’era cercata, aveva lui provocato i violenti con l’“incursione indesiderata” al campo dei nomadi. E il nome Massimo Tartaglia vi ricorda qualcosa? È stato colui che, nel 2009, a Piazza Duomo a Milano ha raggiunto e colpito al volto Silvio Berlusconi con un corpo contundente, ferendolo gravemente. Il leader di Forza Italia aveva appena terminato un comizio e Tartaglia, confuso tra la folla, gli si avvicinò abbastanza per fargli del male. Se al posto di una statuetta avesse avuto una pistola quel giorno a Milano si sarebbe scritta un’altra storia d’Italia. E la sinistra? Anche in quel caso la solidarietà a Berlusconi fu, per così dire, tiepida. Dietro le parole di circostanza serpeggiava il non detto di un’inconfessabile giustificazione del fatto perché il capo del centrodestra, incarnando il male agli occhi dell’esercito del “Bene”, in qualche modo meritava l’attentato. Non leggemmo i medesimi “articoloni” vergati con le lacrime dai mammasantissima del pensiero politicamente corretto che inquinano il clima politico di questi giorni. Allora non vi era alcuna deriva fascista da fronteggiare, a sentire loro oggi sì. Se la cosa non fosse seria sarebbe penosamente ridicola. C’è chi scrive che dopo il gesto criminale di Macerata si ha la certezza che in Italia stiano tornando il razzismo e il fascismo, gioiosamente cavalcati dalla macchina della propaganda leghista. Eppure nulla viene detto a caso. I veri seminatori d’odio non aspettavano altro che si creasse l’incidente per poter criminalizzare le giustificate paure degli italiani sulla propria sicurezza messa a rischio dalla marea di immigrati che gira indisturbata per il nostro Paese. E che sovente delinque in forme e modalità particolarmente odiose. Se c’è in giro chi semina terrore non è la destra quando denuncia l’angoscia che pervade la maggioranza degli italiani ma la sinistra che attribuisce a quella legittima preoccupazione una matrice razzista e fascista. Un modo banalmente autoritario e liberticida di mettere il bavaglio a chi non s’incanala nel mainstream del politicamente corretto sulle politiche dell’accoglienza.

Il caso di Traini rinvia comunque a quello della povera Pamela Mastropietro. Per il suo omicidio è stato arrestato un nigeriano, tale Innocent Oseghale. Spacciatore, delinquente con precedenti penali, clandestino, Oseghale sul nostro territorio non ci doveva stare. Ora, non sappiamo se sia lui il killer di Pamela. Vale per Innocent Oseghale il medesimo criterio garantista di presunta innocenza fino a sentenza definitiva. Tuttavia, nessuno che abbia senso dell’onore potrebbe abbassarsi a esclamare che la mano che ha armato l’assassino di Pamela sia quella della sinistra multiculturalista e terzomondista che vuole a tutti i costi inondare d’immigrati il nostro Paese.

È questa l’incolmabile differenza antropologica che rende impossibile, a dispetto di tutte le dietrologie e i retroscena che si rincorrono in questi giorni di campagna elettorale, l’eventualità che la destra possa brigare con la sinistra per ritrovarsi a governare insieme il Paese nella fase post-elettorale. Lo hanno detto di Silvio Berlusconi da sinistra per venticinque anni, adesso tocca alla destra prendersi la rivincita. Sì, è vero: i due schieramenti contrapposti non sono la stessa cosa. E per il popolo della destra oggi è un sollievo rivendicare la differenza.