Fascismo, antifascismo, razzismo e grillismo

I fatti di Macerata, e non solo. Razzismo, antirazzismo, violenza, fascismo e antifascismo e chi più ne ha più ne metta. E i buoni e facili proponimenti, spesso alla faccia delle contraddizioni più sfacciate che, nel caso dei grillini, al comando (pro tempore?) di Luigi Di Maio, stanno diventando, come si dice, di prammatica. Sullo sfondo il super tema fascismo e antifascismo e, figuriamoci, del razzismo.

È talmente evidente e persino ovvio che tirare in ballo l’antifascismo obbligatorio contro l’insorgente  fascismo è un gioco da bambini, per di più pericoloso. Ed ecco che ci si mettono anche dei ministri a giocare, sulle parole, beninteso, non sui fatti. Come osserva il nostro direttore, parlare di pericolo fascista è una sorta di diversivo che ai gauchisti fa comodo anche e soprattutto perché sarebbero costretti dalla forza delle cose a dedicarsi al vero problema di oggi: la sicurezza del cittadino della società, del Paese.

Ovviamente sul violento auto-dichiarato fascista e difensore della razza bianca di Macerata non ci piove, come si dice. È un fatto. Ma uno, non cento, non mille, non centomila, e anche su ciò nulla quaestio, direbbero i latini, e invece...

Invece è di grande comodità adombrare una nuova Marcia su Roma di stampo fascista quando, al contrario, di marcia sempre dovremmo parlare, ma un’altra, di genere assai diverso e per di più in atto da anni, una marcia di alto numero e, allo stesso tempo, di alto, altissimo pericolo: la marcia dell’immigrazione, degli sbarchi, delle città prese d’assalto, del Paese rifugio di un’umanità che se ne va dal proprio habitat. Donde i rischi evidentissimi, di oggi e di domani, per quella sicurezza che impone, data la gravità della situazione italiana, scelte coraggiose che vanno o dovrebbero andare ben al di là degli schieramenti di destra, sinistra, centro.

È chiaro come il sole, peraltro, che una mancata e prolungata risposta al problema che sia degna di questo nome, tanto più se da parte di un governo di centrosinistra, non può non accentuare quel senso di paura che abbinato al disagio sociale può davvero aprire le porte a soluzioni per dir così autoritarie. Intendiamoci, le elezioni alle porte non possono non aumentare da parte dei partiti in lizza le promesse di ordine, le proposte, anche le più eclatanti, di legge e ordine per garantire la sicurezza delle nostre città giacché, come notava un personaggio storico come Bismarck, non si mente mai così tanto prima delle elezioni, durante una guerra e dopo una battuta di caccia.

Naturalmente una campagna elettorale ha le sue cadenze, i suoi passaggi obbligati, le sue logiche, sia pure temporanee trattandosi di un momento in cui ciascuno si fa il proprio governo, in primis il ministro degli Interni. A tal proposito, come si accennava sopra, risulta non poco singolare, ad essere buoni, un certo qual cambiamento del pensiero, molto spesso confuso e contradditorio dei pentastellati in riferimento al binomio immigrazione-sicurezza più razzismo, in cui sembrano, qua e là, abbandonare il loro consueto laissez-faire, lasciar fare, lasciar passare, lasciar venire da noi, accomodatevi tutti, in favore di un qualcosa di diverso ma pur sempre avvolto dal confusionario pasticciare che, se ha nei silenzi ordinati da un Di Maio la testimonianza di un suo imbarazzo su temi su cui gli era più consono lo straparlare, ha trovato proprio in un Grillo, apparentemente distaccato, una frase che si distingue dai consueti eloqui duceschi, ancorché condita dal gusto del dire e non dire e, semmai, di dirlo in modo strampalato: “La globalizzazione - ha lasciato scritto sul suo blog il comico genovese - ha bisogno che scompaiano le razze ma anche la necessità che nasca l’europensiero, dal razzismo al pensierismo!”. Testuale.