Il volto scoperto dei Cinque Stelle

Con la vicenda dei candidati massoni i Cinque Stelle hanno gettato la maschera. Prima Catello Vitiello da Castellammare di Stabia, in Campania. Adesso altri due candidati pescati con il grembiulino stretto alla cintola. Anche a loro toccherà la medesima sorte alla quale è destinato il signor Vitiello: cacciati dal Movimento e dimissionati dal Parlamento a futura memoria. Sarebbe una barzelletta se non fosse una questione maledettamente seria per ciò che si agita sullo sfondo. Certamente i Cinque Stelle hanno il diritto di stabilire imperativamente le regole che disciplinano il reclutamento di simpatizzanti e attivisti. Nell’ordinamento giuridico i partiti sono considerati alla stregua delle associazioni non riconosciute, cioè soggetti collettivi privati, benché di rilievo costituzionale. Lo statuto interno costituisce lo strumento che ne disciplina il funzionamento operativo e regola i rapporti tra gli associati. Sotto questo riguardo i Cinque Stelle, paragonabili a qualsiasi altra associazione, possono stabilire la sussistenza di motivi ostativi all’ingresso nella compagine sociale di persone che non rispondono ai requisiti e ai profili individuati in forza del patto associativo.

Se, ad esempio, alla “Pia e misericordiosa società degli amici del gorgonzola”, posto che esista un tale sodalizio, è riconosciuta la libertà di inibire l’ingresso a tutti coloro che si dichiarano amanti del provolone e del pecorino, ai Cinque Stelle è permesso di rifiutare l’iscrizione al Movimento a quelle persone che sono appartenute o appartengono alla Massoneria. È oltremodo legittimo il diritto dell’associazione “Movimento Cinque Stelle” di espellere quegli associati che, in sede di declinazione delle proprie generalità o di presentazione del curriculum vitae, abbiano omesso di segnalare o negato la loro appartenenza a un’organizzazione massonica. È in gioco il principio di lealtà che sorregge e giustifica un provvedimento sanzionatorio preso nei confronti di chi si è reso responsabile di una dichiarazione parzialmente veridica o, peggio, mendace. Se la cosa si fermasse qui, nulla quaestio. Ma ciò che rende insopportabile il comportamento di Luigi Di Maio e soci è l’insistenza sul dato di negatività che rappresenterebbe per qualsiasi individuo l’appartenenza alla Massoneria.

A questo riguardo l’equiparazione dell’istituzione massonica a una forma di associazione illegale è inaccettabile. E duole osservare che su questa sì criminogena distorsione della realtà, le altre formazioni politiche abbiano colpevolmente taciuto preferendo tuffarsi nel più gustoso teatrino della “rimborsopoli” grillina nella convinzione di ricavarne un qualche aggio elettorale. Che i grillini non fossero ferrati in fatto di lingua italiana e di geografia non era un mistero per nessuno, ma che dovessero riparare anche in Storia è un’impellenza insorta proprio in occasione della querelle sui candidati “viziati” di massoneria. Ciò che sfugge ai pentastellati, che pure vorrebbero guidare il Paese, è che la Libera Muratoria ha svolto un ruolo fondamentale nella nascita della gran parte dei movimenti emancipatori sorti nell’età moderna e contemporanea. Sappiano i grillini che se oggi pratichiamo con assoluta normalità il metodo del dialogo nel confronto politico lo dobbiamo al fatto che nei secoli passati sia esistita la Massoneria. Non che essa abbia avuto un’ideologia esclusiva da sostenere e propugnare, ma ha fatto da incubatore alla democrazia. Nella sua primaria caratteristica di essere “τόπος”, cioè luogo deputato “a corrispondere ad un’istanza di ricomposizione culturale avvertita a vari livelli di consapevolezza del corpo sociale”( l’espressione è nostra, ripresa da uno scritto di alcuni anni orsono) al suo interno è stata sperimentata la prassi della libera espressione delle idee e dell’esercizio del pensiero critico mosso dal motore del dubbio antitetico all’immobilismo dei costrutti dogmatici. La Massoneria, intenta al perfezionamento etico dell’Uomo, di suo non è mai stata di destra o di sinistra, ma ha consentito di ospitare nei suoi templi della laicità, anarchici e reazionari, monarchici e repubblicani, conservatori e progressisti insegnando a tutti loro l’arte del confronto e della discussione depurata dall’elemento prevaricatorio tipico della demagogia. La Massoneria è stata ed è scuola di metodo. Ha insegnato a molte generazioni di suoi adepti non cosa fossero la tolleranza, il rispetto della dignità umana e il senso di solidarietà verso il prossimo, ma come praticare quei valori. È perfettamente comprensibile che un corpo intermedio della comunità che sia portatore di una forza potenzialmente eversiva dello “status quo” non sia gradito al potere tirannico. Non a caso le più forti ondate repressive ai danni dei massoni sono venute dai regimi autoritari che non potevano in alcun modo permettere l’esistenza di un organismo di formazione delle coscienze totalmente libero che sfuggisse al controllo del Potere costituito. Con la posizione assunta, i grillini si sono posti sul medesimo piano dei tiranni. Ed è questo l’aspetto preoccupante della vicenda delle espulsioni. Non è che in passato altri partiti non abbiano tentato la stessa strada. Ma, rispetto ai grillini, hanno avuto l’astuzia di fare un distinguo tra la massoneria regolare e quella definita deviata. Si trattava comunque di una foglia di fico per nascondere un’ipocrisia. Tuttavia, ha funzionato.

Oggi Di Maio e i suoi, forse per ignoranza, fanno cadere l’ultimo diaframma che separa le mire dei tiranni dal ricorso all’ipocrisia quale strumento di governo e presentano la pregiudiziale anti-massonica per ciò che è: un vettore di pulsioni illiberali. Ma se Atene piange, Sparta non ride. Una parte di colpa in questa vicenda allucinante l’ha anche l’istituzione massonica. Come si fa a permettere che tra i propri ranghi vi sia una persona, come quel tal Catello Vitiello che, interrogato sull’appartenenza a una loggia massonica, ha risposto: “Era solo un hobby”, con ciò mostrando di essere perfettamente in linea con la crassa ignoranza del fenotipo grillino? È auspicabile che il signor Vitiello non approdi in Parlamento non perché sia stato iscritto alla Massoneria pur senza mai idealmente appartenervi, ma perché di quell’istituzione non ha capito niente. E se non ha capito niente del simbolismo della squadra e del compasso, come potrebbe comprendere cosa realmente chiedano gli italiani alla politica?