Comincia la nuova guerra a Renzi

Prima Romano Prodi, poi Walter Veltroni e adesso Enrico Letta. Tutti a santificare Paolo Gentiloni e a sostenere la necessità che rimanga al suo posto a Palazzo Chigi. Ma se c’è un’ipotesi del tutto improbabile è quella che l’attuale Presidente del Consiglio possa continuare a rimanere alla guida del governo dopo il voto del 4 marzo. Perché il suo partito non avrà la maggioranza di cui ha goduto nell’attuale legislatura e perché nessuna coalizione che potrà nascere, anche quella incaricata solo di preparare una nuova legge elettorale e andare al più presto a un nuovo voto, potrà essere una riedizione dall’attuale monocolore del Partito Democratico.

Ma se Gentiloni non potrà rimanere a Palazzo Chigi, perché autorevoli esponenti del bel tempo che fu dell’ulivismo e della sinistra di governo si sforzano di costruire aureole attorno al capo dell’attuale Premier? La risposta è che è già iniziato il dopo 4 marzo. Che sarà segnato non dall’avvento di un ridicolo governo grillino e da una impossibile alleanza tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ma solo dall’ennesima guerra intestina della sinistra segnata dallo schema “Renzi contro tutti”.

Questa guerra, ovviamente, condizionerà la formazione di qualsiasi alleanza in grado di dare vita al futuro governo. L’ideale sarebbe se le diverse componenti della sinistra decidessero di chiudersi in una stanza e farla finita una volta per tutte con il loro eterno congresso. Ma questo non avverrà. E allora bisogna mettere in conto che ci sarà una fase di instabilità lunga tutto il tempo necessario a risolvere la partita tra Matteo Renzi e i suoi nemici. O con la cacciata dello stesso Renzi dalla segreteria o con la definitiva trasformazione del Pd nel solo partito di Renzi con conseguente estromissione dei suoi avversari dal Partito Democratico.

Per evitare questa fase di instabilità, che come sempre paralizza il Paese, sarebbe necessario che il 4 marzo il centrodestra riuscisse a conquistare la maggioranza. Ma anche se questo non dovesse avvenire è auspicabile che il centrodestra, su cui comunque ricadrà l’onere di rappresentare l’asse portante del governo, incominci a riflettere come sfruttare le divergenze della sinistra per dare stabilità alla prossima legislatura.