Stravince l’estremismo assistenzialista a 5 Stelle

Pur rispettando sempre il giudizio degli elettori, non appartengo a quella schiera di sacerdoti del bene comune i quali credono che dalle urne esca sempre una sorta di giudizio divino.

Soprattutto in un sistema come il nostro, sempre più orientato a vivere allegramente sui debiti, prima o poi poteva accadere, come in effetti è accaduto, che prevalesse la più irresponsabile spinta assistenzialistica, veicolata particolarmente al Sud da un Movimento 5 Stelle che in queste regioni ha raccolto percentuali bulgare. E proprio laddove lo stesso assistenzialismo costituisce da decenni la maggiore fonte di reddito per milioni di individui i quali, evidentemente del tutto ignari delle vere condizioni del Paese, si sono bevuti tutte d’un sorso le irrealizzabili proposte portate avanti da Luigi Di Maio e soci, reddito di cittadinanza in testa.  

A beneficio di chi pensa di poter sfidare le leggi della fisica e della più elementare matematica con un semplice atto di volontà, ricordo che l’Italia, la quale è gravata del terzo debito pubblico al mondo senza essere la terza economia, ogni anno deve rinnovare circa 400 miliardi di titoli di Stato. E questo, grazie al transitorio ma fondamentale salvagente della Banca centrale europea di Mario Draghi, finora è avvenuto a tassi relativamente molto bassi. Ma cosa accadrebbe nel caso dovesse nascere un Governo pentastellato che intendesse realmente mettere in pratica i suoi deliranti impegni finanziari? Considerando che ciò avverrebbe nell’ambito di un sistema pubblico che già ora spende nel welfare più della Svezia, ossia oltre il 57 per cento del bilancio pubblico. Stante l’attuale situazione, in cui gli ultimi esecutivi hanno improvvidamente raschiato il fondo del barile per tamponare senza effetto l’esplosione del M5S, applicando solo un terzo del programma grillino il Paese andrebbe assai rapidamente in default, principalmente a causa di una inevitabile fuga in massa dal nostro citato debito pubblico.

D’altro canto, credo sia corretto sottolineare, nel tentativo di battere l’estremismo assistenzialista dei politici alla Alessandro Di Battista, autore sotto campagna elettorale di lunghi monologhi televisivi privi di alcuna razionalità programmatica, i cosiddetti partiti moderati hanno commesso da tempo l’errore strategico di inseguire questa gente sul loro stesso, delirante terreno. In particolare il Partito Democratico di Matteo Renzi, incapace fin dall’inizio di uscire dalla pericolosa logica politica dei miracoli a buon mercato, ha cercato di sconfiggere il delirio dei grillini attraverso la linea dei bonus e delle mance, anziché rivolgersi al Paese reale con parole di verità.

Le elezioni ci consegnano un sistema politico, caso unico in Europa, dominato da una maggioranza di cittadini che sembrano attratti da linee programmatiche decisamente surreali, con un M5S che raccoglie un terzo degli elettori sulla base di un estremismo assistenzialista che non potrà mai essere realizzato.

Tutto questo dovrebbe portare le forze moderate medesime, uscite quasi distrutte dal voto del 4 marzo, ad aprire una profonda riflessione critica sui motivi che hanno condotto l’Italia nella terra di nessuno di una sostanziale ingovernabilità.