Prima, fare i conti della serva

Se il manzoniano “adelante Pedro, con juicio” si attaglia a questa fase del post-elezioni rispetto ai tempi non solo della maggioranza da mettere insieme, ma dei problemi interni ed esterni renziani, non meno vero è che il tempo che ci vuole o ci vorrà sarà dedicato, ce lo auguriamo vivamente, a fare un’opera altamente meritoria che più volgarmente chiamiamo i conti della serva.

Fare i conti di ciò che si è speso e di ciò che si spenderà, di ciò che si può fare e di ciò che è stato sbagliato o improvvido fare, ebbene questo compito è o dovrebbe essere prioritario per le forze politiche, a cominciare da quella che ha preso più voti. Quel Movimento 5 Stelle che ha smesso di dire di non voler parlare-trattare con nessuno ma di essere pronto ad assumere ruoli di governo. Non da solo, ovviamente. E magari con Luigi Di Maio premier. Si vedrà. En attendant Luiginò (con l’accento sulla o) sarebbe davvero il caso di riflettere sulla massima eterna del “passata la festa (elettorale) gabbato lo santo”. Sì, perché dopo i veri e propri fuochi d’artificio, le promesse urlate in piazza, i doni offerti a bizzeffe, le fantasmagorie dei buoni propositi della festa elettorale da paese dei balocchi, bisogna fare i conti né più né meno che con la realtà, che i latini definivano solennemente come il verum ipsum factum. I fatti veri stanno fuori dalle finestre delle feste dei voti da accalappiare; la realtà, la verità, non è più negli spot, nei talk-show, nei comizi napoletani, pugliesi e siciliani dove spargere a piene mani lo zucchero della promessa di mille euro a testa. Verdone direbbe: ma in che film! E infatti, adesso, la fuoriuscita da Cinecittà ci immette nella realtà quotidiana. La quale ha un altro linguaggio. Vediamolo.

A di là della flat tax, qualsiasi governo che ci attende dovrà inevitabilmente smentire non pochi di quei giuramenti compiuti coram populo nelle piazze del 4 marzo. Il leggendario reddito di cittadinanza robustamente impinguato e le non meno leggendarie pensioni da mille euro, con quale faccia di bronzo un governo potrà garantirle? E l’università gratuita per tutti, il luogo dove si devono preparare le classi dirigenti di oggi e di domani, da chi potrà essere assicurato senza spese; cioè, come si dice brutalmente, a gratis? E l’abrogazione, tanto per dirne una, della Legge Fornero, sarà davvero così facile, sarà garantita illico et immediate da un decreto opposto, da una decisione che la modifichi ex novo? Qualche dubbio è lecito insinuarlo.

E ci fermiamo qui sulle promesse irrorate a pioggia, senza, adesso, tirare in ballo le tentazioni del No Euro (ci mancherebbe solo un’uscita dalla moneta unica europea per celebrare un funerale di massa) e i pericoli fatali del No Vax, cioè della mancata vaccinazione ai bimbi, non più obbligatoria. Con funerali gratis? Esemplare la situazione del sistema previdenziale. Secondo le attente analisi (Italia Oggi) questo nostro sistema, da come è messo, è comunque in fortissimo squilibrio. Lo scorso anno i lavoratori hanno versato 220 miliardi di contributi previdenziali, ma l’Inps ha pagato 411 miliardi tra pensioni e politiche assistenziali. E i miliardi che mancano? Semplice: sono stati immessi nel sistema previdenziale prelevandoli dalle imposte pagate dagli italiani. Mentre le proiezioni demografiche prefigurano uno scenario, se possibile, ancora più preoccupante e buio. Oggi “per ogni pensionato ci sono due lavoratori. Nel 2040 il rapporto sarà invertito: un lavoratore per ogni due pensionati”.

Altro che pensioni minime a mille euro. Per non parlare del reddito di cittadinanza. E fermiamoci qui coi conti della serva. E il Paese di balocchi promesso il 4 marzo? Non c’è.