La Consulta mina la politica anti-immigrati

È incostituzionale il requisito della residenza quinquennale sul territorio regionale o decennale sul territorio nazionale richiesto ai soli cittadini extra-comunitari al fine di accedere al contributo per il pagamento del canone di locazione concesso agli indigenti, il cosiddetto bonus affitti.

La strategia anti-immigrazione del ministro dell’Interno Matteo Salvini, e la politica regionale all’insegna dello slogan “prima gli italiani” del governatore Luca Zaia in Veneto, si sono scontrate contro un ostacolo invalicabile, cioè la sentenza 166 della Corte costituzionale. Depositata lo scorso fine settimana – relatrice Marta Cartabia – la Consulta ha infatti ritenuto irragionevole che la “lunga residenza” prevista dall’articolo 11, comma 13, del decreto legge n. 112 del 2008 (convertito nella legge n. 133/2008) sia alla base di una normativa nazionale o regionale sull’aiuto ai poveri per la casa. Perché contrasta con il principio di ragionevolezza e non discriminazione sancito dall’articolo 3 della Costituzione.

Pochi giorni prima – in tutto altro contesto, quello della tanto conclamata “certezza della pena” – la stessa Consulta aveva sancito come incostituzionale quelle modifiche della Legge Gozzini che escludevano dal medesimo tipo di percorso riabilitativo e di “premialità” per i detenuti che si sono comportati bene nella rieducazione carceraria, i condannati per reati anche odiosi come il sequestro di persona per eversione e terrorismo persino conclusosi con la morte dell’ostaggio. È una guerra sotterranea e preventiva che rischia di relegare le parole feroci dei vari Matteo Salvini, Danilo Toninelli, Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede nel limbo del “vorrei ma non posso”. Depotenziandone anche la valenza propagandistica presso l’opinione pubblica, che prima o poi prenderà atto che la Costituzione è quella e non la cambiano i governi, ancorché sostenuti da un consenso popolare enorme, magari acquisito anche con l’inganno e con le campagne manipolatorie dell’opinione pubblica.

Certo, i problemi come l’ordine pubblico e la gestione dei flussi migratori epocali rimangono e non vanno di certo risolti con il buonismo para boldriniano. Ma anche una politica fatta di ossessive dirette Facebook, condita con dichiarazioni roboanti su modeste operazioni antidroga di polizia giudiziaria o con prese di posizione di repertorio ogni qual volta vengono arrestati borseggiatori Rom o sequestrate merci contraffatte ai “vu cumprà” – magari sulle spiagge – rischia nel tempo di sortire quell’effetto di straniamento e di venuta a noia ben sintetizzato dalla figura del marziano di Ennio Flaiano. Quello cui la gente romana, dopo un primo momento di entusiasmo, si rivolgeva dicendogli: “A marzià, facce ride”. La politica del fare è cosa ben diversa. Almeno per ora.