Le ridotte renziane e berlusconiane

La cena dei centoventi parlamentari di stretta osservanza renziana e l’intervento di Silvio Berlusconi all’assemblea degli eletti in Parlamento e degli amministratori locali di Forza Italia indicano il programma che questi due soggetti politici intendono portare avanti fino alla scadenza delle elezioni europee del prossimo anno. La riunione organizzata da Matteo Renzi sull’Aventino non è stata un semplice incontro di corrente, uno di quelli tanto consueti nella Dc, nel Psi e nello stesso Pci della Prima Repubblica, quando i gruppi organizzati dei grandi partiti si compattavano per contare di più negli equilibri interni. È stato, al contrario, un segnale inequivocabile di diversità. Che non apre ufficialmente la strada ad una nuova scissione destinata a separare i riformisti post-Margherita dagli eredi del vecchio Pds, ma che segna, in maniera indelebile, un solco tra le due anime del Partito democratico. Può essere che questo solco si allarghi fino a provocare la separazione definitiva tra le due componenti. Ma è certo che alle prossime elezioni europee renziani e antirenziani non arriveranno uniti e saranno colti dalla tentazione, complice il sistema proporzionale, di misurarsi separatamente per contarsi più e meglio che al congresso del Pd.

Alla definizione della forza renziana corrisponde un fenomeno analogo per Forza Italia. Che, con l’annuncio della ridiscesa in campo del Fondatore, serra le fila e si definisce componente esclusivamente berlusconiana del centrodestra. Le opposizioni, in sostanza, in vista di un appuntamento elettorale che diventa il primo test importante per la maggioranza giallo-verde, tendono sempre più a strutturarsi come soggetti politici legati alla sorte e alla fortuna dei rispettivi leader. Questa strategia comune ha una giustificazione precisa nel breve periodo. Solo la presenza dei due leader può garantire la tenuta elettorale dei renziani e dei berlusconiani. Ma la storia non finisce con le elezioni europee del prossimo anno. E da quel momento in poi sarà necessario, per renziani e berlusconiani, uscire dalla rispettive ridotte e ridefinire le strategie più adeguate per tornare ad essere i perni indispensabili dei rispettivi schieramenti politici.