M5S-Lega: fra malizie, sfottò e proverbi

Quando il gioco si fa duro, i veri duri ecc. ecc.. Facile usare i proverbi ma anche necessario anche e soprattutto se il loro oggetto va al di là dei singoli protagonisti e personaggi, nel nostro caso politici.

Il fatto è che il vice presidente del Consiglio, Matteo Salvini, tanto più se col grado (meritatissimo peraltro) di capo della Lega, sembra come aver allentato la morsa dei suoi interessi precipui sul tema grande assai dell’immigrazione africana intesa, dato il suo ministero, come rischio di insicurezze interne nostre. E dunque?

Dunque (almeno a nostro modestissimo avviso) dovrebbe porre qualche attenzione ad aspetti per dir così più obliqui ma, al tempo stesso, più sintomatici di certi climi, anche passeggeri, all’interno di una maggioranza numericamente stabile ma politicamente e ideologicamente di diverse provenienze “ideali” fra cui, quella pentastellata, nel privilegiare da sempre (Beppe Grillo docet) il risalto mediatico, ne riserva alcuni aspetti agli stessi alleati nella compagine.

Intendiamoci, c’è modo e modo di prendersi in giro e pure di scontrarsi lasciandoci guidare, nel caso, dalle notazioni del nostro direttore a proposito della grande malizie da parte di Luigi Di Maio nei confronti proprio del suo collega a Palazzo Chigi e dei suoi elettori sul terreno dell’economia e dei rapporti sociali sullo sfondo delle preoccupazioni del ministro Giovanni Tria per crescita e occupazione in calo.

Che dire, allora dell’immagine del boss supremo pentastellato che è apparso da qualche parte in un video ironico? (“C’è un migrante in spiaggia, Salvini vieni subito!”). Detto con volto sorridente e sulla spiaggia del mare vacanziero, la battuta non è e non vuole essere innocua, ma appartiene di certo alla categoria degli sfottò nella quale, peraltro, Beppe Grillo è un maestro.

Del resto, le differenze sostanziali fra Lega e Movimento 5 Stelle sono ben note, fermo restando, tuttavia, che in questa fase i problemi di fondo toccano l’economia e il suo stato nel Paese anche in riferimento non solo all’approvato “Decreto dignità” ma, specialmente, alla prossima e più impegnativa Legge di stabilità con le rispettive posizioni e pressioni su Tria a proposito di taglio delle tasse e di reddito di cittadinanza.

È un passaggio inevitabile e di fondamentale importanza, ma soprattutto per Salvini che si mostra più che disponibile, addirittura invitante all’accoglienza ai parlamentari di Forza Italia, ma, per quanto ne sappiamo, e al di là dei toni sempre soffici provenienti da Arcore, questi inviti scissionisti salviniani trovano fermi e secchi respingimenti da parte dello stesso Silvio Berlusconi e di non pochi del suo gruppo dirigente che sembra addirittura più vispo e combattivo. Per l’occasione, e pure dopo, alle viste di elezioni europee e, chissà, nazionali in caso di caduta del Governo.

Il Governo con la sua durata, appunto. Se ne parla a poco più di due mesi dalla sua formazione e all’indomani di un decreto che ha bensì ottenuto, come si diceva, un’ampia maggioranza dalla quale, tuttavia, chi ha votato contro come Forza Italia non poteva che aprire gli occhi sulle sue stesse divisioni interne anche e soprattutto in vista sia della flat tax (Lega) che del reddito di cittadinanza (M5S) sui quali, per ovvie ragioni, il confronto fra maggioranza e opposizione in Parlamento sarà molto più forte e, diciamocelo, il rischio più vero lo corre chi governa e, al suo interno, la Lega salviniana. Cosa che del resto il suo capo non può né ignorare né sottovalutare, anche se fa molto fretta a Tria perché produca una flat tax veloce; cosa comunque di non facile esecuzione data la progressività delle imposte, come recita la Costituzione.

Ma anche ai grillini non può sfuggire un dettaglio, non meno decisivo, in riferimento a quel reddito di cittadinanza fortissimamente voluto e urlato in una campagna elettorale i cui toni proseguono ben al di là del 4 marzo e, diciamocelo, al di là delle stesse risorse a disposizione. Come e dove trovare i soldi per 11 milioni di redditi di cittadinanza, questo è il problema non solo del pur bravo e competente ministro Tria, al quale staremmo per suggerire, sempre nel campo dei proverbi, uno catalogato a Milano come popolare: “se ghìn, ghìn; se ghìn no, s’ciào!”. L’altro più nazionale, e anche più espressivo: indovinala, Grillo!