I poteri forti a cavallo degli asini volanti

Con l’arrivo di uno degli autunni più caldi della Repubblica, sotto la guida di un Governo che a giorni alterni minaccia di far saltare il vitale equilibrio di bilancio,  il vicepremier Luigi Di Maio rispolvera l’eterno alibi dei cosiddetti poteri forti. Intervistato da TgSky24, il capo politico dei grillini si è così espresso: “L'autunno sarà caldissimo, se l'estate è stata così non potete immaginare cosa sarà l'autunno, con i poteri forti che ci stanno facendo la guerra in questo momento". Ha poi aggiunto, coinvolgendo l’Europa, che “il Governo intende fare una "legge di bilancio coraggiosa che mette al centro i cittadini, ma se in Europa ci hanno trattato così sul'immigrazione mi immagino cosa faranno sui conti".

Ora, in tale ragionamento, evidentemente elaborato ad uso e consumo dei gonzi che continuano a bersi le sue pozioni miracolistiche, Giggino continua a non tener conto del fattore fondamentale a cui un Paese indebitato come il nostro dovrebbe guardare con la massima attenzione: l’orientamento dei mercati. Orientamento il quale non è deciso dall’Europa matrigna e neppure da una oscura cupola di potentati che cospirano contro il Paese di Pulcinella. In realtà, come dovrebbe comprendere chiunque non abbia deciso di portare il cervello all’ammasso pentastellato, la valutazione di chi investe i propri o gli altrui quattrini su un debito sovrano che supera il 133 del Pil è determinata dalla strategia economica della maggioranza al comando. E se tale strategia, oltre ad essere estremamente confusa e contraddittoria, sembra condurre verso una vera e propria esplosione del deficit di bilancio, comincia a manifestarsi una crescente fuga dei capitali dallo stesso debito sovrano.

Tant’è che l’attuale termometro dello spread, posizionato da mesi a ridosso di quota 300, segnala una crescente perdita di fiducia dei mercati nei confronti dell’Italia. Le persone di buon senso definiscono il fenomeno come aumentata percezione del rischio Paese. Di Maio e soci, rivolgendosi a chi crede ancora che gli asini possano volare, preferiscono invece chiamarlo complotto dei poteri forti. In entrambi i casi il risultato finale di una generalizzata crisi di sfiducia sui nostri titoli di Stato sarà la stessa, portando il sistema nel baratro di un catastrofico default.