È l’incertezza che spaventa i mercati

A beneficio di chi crede al cospirazionismo interessato del governo giallo-verde,  occorre sempre ricordare che i mercati finanziari non rappresentano un’entità fisica da utilizzare come un comodo capro espiatorio a cui addossare la responsabilità dell’allarme rosso che risuona sinistro sui nostri titoli di Stato. I mercati finanziari non sono altro che il luogo astratto in cui, nella fattispecie, si incontrano domanda e offerta dei medesimi titoli. E se in pochi mesi il tasso del Btp decennale, ovvero l’obbligazione del Tesoro più significativa e sulla quale si calcola il famigerato spread, è più che raddoppiato, arrivando in questi giorni a superare il 3,20 per cento, ciò significa che sta nettamente prevalendo l’offerta rispetto alla domanda. Per dirla in altri termini: i titoli del debito pubblico italiano fanno sempre più fatica a trovare compratori sul mercato secondario, nonostante manchino ancora diversi mesi alla fine del salvifico quantitative easing di Mario Draghi.

Di fatto, si sta verificando una fuga sempre più precipitosa degli investitori stranieri dal nostro debito, i quali hanno ridotto i Btp presenti nei loro portafoglio di 34 miliardi a maggio e 38 miliardi a giugno. Ciò segnala, se ce ne fosse ancora bisogno, che gli operatori finanziari di mezzo mondo hanno cominciato a votare con i piedi, allontanandosi alla chetichella da un Paese e da un Governo in cui regna sempre più sovrana quella cosa che fa tanta paura a chi investe i propri e gli altrui quattrini: l’incertezza. Incertezza in primis sulla linea economico-finanziaria e su chi in concreto ne determina la strategia. Su questo piano era inevitabile che le principali agenzie di rating e gli analisti più accreditati si ponessero due fondamentali domandine: a) chi decide davvero dentro l’Esecutivo in carica? b) In merito alla imminente legge di Bilancio, prevarrà la prudenza incarnata da Giovanni Tria, oppure prenderà il sopravvento il catastrofico deficit spending promesso sotto elezioni da Lega e Movimento 5 stelle, e irresponsabilmente reiterato in questi ultimi giorni da Luigi Di Maio?

Ebbene, dato che nella funambolica confusione creata dal Governo, il quale si muove come se stesse ancora in campagna elettorale, non è assolutamente possibile ricavare una qualche minimale indicazione, il risultato plastico di tale stallo è che l’incertezza resta mentre gli investitori se ne vanno. E se per ora il fenomeno non ha ancora raggiunto dimensioni enormi, sebbene l’attuale livello dello spread si collochi oltre la sostenibilità del medio e lungo periodo, con il varo di una manovra che presupponesse di far saltare il banco del disavanzo pubblico, ci troveremmo a fare i conti con una fuga in massa dal debito italiano. A quel punto per riguadagnare la fiducia perduta non si potrà più fare alcun affidamento sulle chiacchiere e la propaganda di chi continua, e mi riferisco in particolar modo agli epigoni di Beppe Grillo, a dire tutto e il contrario di tutto. Con la sofistica non si governa la complessità di un Paese che rappresenta la terza economia e il secondo debito pubblico d’Europa.