La fantasia monetaria al potere

Il leghista Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera, rappresenta una delle incognite più inquietanti della maggioranza giallo-verde.

Ciò è dovuto soprattutto allo stigma, assolutamente strameritato, che questo surreale personaggio si è da tempo guadagnato a causa delle sue a dir poco strampalate posizioni in campo economico e finanziario, tanto da essere universalmente riconosciuto come uno dei paladini del fronte “No Euro”. Tra gli esponenti più in vista nella stesura del famoso contratto di Governo, Borghi è stato uno degli artefici di quella famosa bozza, poi repentinamente ritirata, in cui si vaneggiava di farci abbonare dalla Banca centrale europea ben 250 miliardi di debito pubblico, paventando in caso contrario una fantomatica uscita dalla moneta unica attraverso il famigerato “Piano B”.

Ora, il fatto di aver collocato questa sorta di scheggia impazzita alla presidenza di una Commissione così importante non credo che abbia aiutato il sempre più disperato e isolato Giovanni Tria nel suo improbo compito di rassicurare i mercati i quali, occorre sempre ricordare, sono il luogo astratto in cui il Governo è obbligato a rivolgersi per tenere in equilibrio i conti pubblici. In questi ultimi giorni, poi, il nostro eroe ha di nuovo mobilitato tutte le sue energie per contrastare la preoccupante – ma solo per noi comuni mortali – impennata dello spread, che egli considera una mera quisquilia, dall’alto dei suoi noti superpoteri che tutto il mondo finanziario fanno tremare. Dopo infatti aver dichiarato ai quattro venti dell’informazione che il deficit del 3 per cento non è un tabù invalicabile, così da rendere più “appetibili” i nostri titoli di Stato, Borghi ha pubblicato sulla sua pagina Facebook una sorta di vademecum in 7 punti per il risparmiatore italiano, con lo scopo di tranquillizzarlo in merito all’attuale rialzo dei tassi d’interesse sui medesimi titoli di Stato. Per non tediare il lettore, mi limiterò a citare i primi due, i quali rappresentano un formidabile condensato teorico di questo gigante del pensiero economico e finanziario: 1) “Se vi strappate i capelli perché pensate che lo Stato stia buttando via i soldi, che spenderà troppo per interessi, ecc. ecc.. C’è una cosa che potreste fare: comprare titoli di Stato, così lo Stato questi interessoni li pagherà a voi; 2) Lo spread misura una differenza di rendimento fra i Btp italiani a 10 anni e i Bund. Non è una misura di quanto spendiamo più noi, ma soprattutto di quanto risparmiano i tedeschi con il giochino di aver reso rischiosi i titoli di Stato altrui”.

Ed ecco, dunque, che grazie al genio di Borghi abbiamo trovato il sistema infallibile per prendere due formidabili piccioni con una fava: disinnescare la bomba a orologeria di un aumento incontrollato dei tassi, convincendo gli italiani a sottoscrivere in massa i titoli del Tesoro, e far ripartire i consumi riempiendo le tasche di questi ultimi con i relativi, alti rendimenti. In questo modo, e qui veniamo al secondo punto, la perfida Germania non potrà più fregarci col giochino di rendere più rischiosi gli stessi titoli. C’è solo un piccolo, quasi insignificante problema da risolvere nello splendido teorema di Borghi, almeno fino a quando resteremo all’interno di una moneta stabile e credibile come l’euro. In estrema sintesi, lo Stato italiano per pagare gli interessi a chi gli presta i quattrini può farlo solo in due modi: o attraverso la fiscalità generale o chiedendo nuovi prestiti.

Ciò significa che, non potendo aumentare la quantità di moneta in circolazione, il Governo per riempire le tasche dei patrioti che comprano Bot e Btp con gli “interessoni” di cui parla Borghi sarà costretto a stangarli per bene con nuove imposte o, in subordine, a chiedere loro una quota crescente di altri prestiti, determinando una spirale analoga a quella che ingoia l’esistenza ai malati del gioco d’azzardo.

Ma c’è in realtà una possibile alternativa a tutto questo. Una alternativa che da sempre è in cima ai sogni del nostro eroe: seguire Argentina, Turchia e Venezuela sulla strada del sovranismo monetario, così da usare la stampante, magari 3d, per generare tutto il denaro che occorre. Il progetto sembrerebbe stupendo tuttavia, osservando la infima condizione di questi tre grandi Paesi, forse la sua realizzazione pratica nasconde qualche inconveniente di troppo, anche per le potenti meningi del presidente della Commissione Bilancio della Camera.