All’érta, siam razzisti!

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani vuole mandare gli ispettori in Italia, e in Austria, per monitorare il grado di razzismo e di xenofobia contro migranti e rom che si sarebbe raggiunto nei due Paesi, osservati speciali.

Lo ha reso noto la neo-Alta Commissaria Michelle Bachelet. La notizia non è di quelle che spingono l’opinione pubblica ad amare le istituzioni internazionali che appaiono sempre più lontane dalla realtà e sempre più subordinate alle ideologie partorite dal fertile grembo del comunismo. L’Italia a rischio razzismo? E chi può credere a una simile castroneria? Non bisognerebbe dare troppo peso alle iniziative di un organismo che, in passato, non si è certo distinto per imparzialità ed efficacia nella difesa dei diritti umani. Dov’era l’Alto Commissariato quando a Cuba s’incarceravano e si torturavano gli oppositori del regime castrista? Dov’è quando nei regimi islamici gli omosessuali vengono messi a morte, lapidati o scaraventati giù dai tetti dei palazzi? Per non parlare delle centinaia di casi sparsi nel mondo di repressioni e piccoli olocausti di minoranze etniche ad opera di popolazioni e governi intolleranti. Dov’è l’Alto Commissariato quando nel Medio e Vicino Oriente si assiste alla strage delle pacifiche comunità cristiane per mano degli islamisti violenti? E dov’è quando i terroristi di Hamas lanciano razzi sui civili israeliani nella speranza di fare strage d’innocenti?

Per inciso, se non vi riescono è solo per la grande capacità difensiva dell’apparato militare israeliano e non perché i terroristi islamici non ci provino con monotona puntualità. La risposta alle domande poste è semplice ed una: l’Alto Commissariato non c’è, non esiste. Allora, per dimostrare il contrario prova a battere un colpo prendendosela con l’Italia che, per paradosso, in fatto d’accoglienza degli immigrati, anche di coloro che non avrebbero alcun diritto di entrare in Europa, è il Paese che ha fatto di più nonostante l’isolamento patito all’interno dell’Unione europea. Se non fosse una buffonata bella e buona ci sarebbe da arrabbiarsi, e molto, con gli organismi internazionali che fanno poco e male il loro dovere.

La verità è che da alcuni decenni le organizzazioni che operano sotto l’ombrello dell’Onu sono divenute centrali operative di un pensiero politico orientato ideologicamente verso le ragioni del multiculturalismo e del terzomondismo di matrice comunista. Non è un caso che l’odierna Alta Commissaria sia la signora Michelle Bachelet, ex presidente del Cile, con alle spalle una rispettabilissima storia di sofferenza personale e familiare risalente ai tempi della dittatura di Augusto Pinochet. Suo padre Alberto, all’indomani del golpe dei militari e l’uccisione del presidente e leader socialista Salvador Allende, fu imprigionato e torturato e nelle carceri segrete del regime trovò la morte. Lei stessa, Michelle, fu torturata e costretta all’esilio. È dunque normale che la donna più rappresentativa della sinistra cilena abbia una particolare sensibilità nel contrastare quei governi che in qualche misura si richiamano a posizioni di destra. Com’è ugualmente naturale che per una convinta marxista, ospitata nella comunistissima Repubblica Democratica Tedesca ai tempi del suo esilio dal Cile, tutto ciò che sappia minimamente di rivoluzionario e di bolscevico le faccia sangue. Come il castrismo a Cuba, il dittatore venezuelano Hugo Chavez, del quale la Bachelet ha elogiato ” il suo più profondo amore per il suo popolo... e il suo profondo amore per l'America Latina” e i “sicari rossi” del sandinista Daniel Ortega, “padrone” del Nicaragua. Non ci stupiremmo se il noto terrorista e pluriomicida italiano Cesare Battisti, che se la spassa libero e felice in Brasile, abbia nella sua camera da letto il poster della Bachelet.

Ci sta che, in politica, la storia la scrivano i vincitori. Però, ci si risparmi la lezioncina morale. Perché a sentirci dare dei razzisti dalla signora Bachelet è come per l’asino sentirsi chiamare cornuto dal bue. La sua improvvida iniziativa di mandare gli ispettori a Roma risponde a un ragionamento, tutto ideologico, che fonda su una premessa sbagliata. La signora Bachelet, e con lei quel milieu del giacobinismo vetero-marxista che la circonda e sostiene e che ha in Italia il suo ufficio di rappresentanza a casa dell’onorevole Laura Boldrini, ritiene che la corrente crescente del sovranismo, in Italia propugnato dalla Lega, sia, in quanto fenomeno moderno del radicalismo di destra, epigono dell’esperienza storica delle dittature militari sudamericane del Novecento.

Insomma, Matteo Salvini erede di Pinochet. È una follia, ma è evidente che la Bachelet lo pensi ed è per questo che ha pensato bene di inventarsi un mezzo di contrasto politico apparentemente neutro, sfruttando la posizione di vertice di un organismo umanitario. Come si risponde? Il modo più serio sarebbe quello d’ignorare totalmente la boutade. Ma sappiamo che non sarà possibile impedire a Salvini di sfruttare politicamente l’assist involontario che la signora Bachelet gli ha generosamente offerto con la cavolata stratosferica dell’Italia razzista. Facciamo una facile previsione. I sondaggi odierni danno la Lega oltre il 32 per cento del consenso degli italiani. Dopo l’uscita della Bachelet siamo pronti a scommettere che, nelle intenzioni di voto, la Lega guadagnerà un altro punto percentuale bello tondo. Se si dovesse continuare in questo modo, con la sinistra che non smette di fare regali non richiesti a Salvini, si dovrà fare come nelle contrattazioni in Borsa: sospendere il titolo “Lega” per eccesso di rialzo.