Svolta o sorpresa? A proposito di Toti

Se non è una svolta, di certo rappresenta una qualche sorpresa nel dibattito politico, a volte confuso, di questi giorni. Ecco perché, a livello per dir così istituzionale, vale la pena di seguire le parole di Giovanni Toti che interviene a proposito di valutazioni politiche nell’esame di una situazione che da queste colonne è stata qualificata spesso con l’aggettivo di “complessa”.

“Amici - scandisce Toti su Italia Oggi - se qualcuno non se ne fosse accorto, l’economia sta rallentando. Non è tempo di stravaganti esperimenti. Servono misure urgenti e normali per evitare guai peggiori”.

È una sorta di incipit di una successiva presa di posizione che ha, come dire, il suono di un allarme, ma senza accompagnamento di scarpe chiodate contra inimicos suos ma, semmai, con la puntualità di considerazioni tanto più significative quanto più provenienti da un protagonista con responsabilità istituzionali. Sicché la bocciatura del Governo gialloverde non corre il rischio né di colpirne uno per educarne cento, ma di rendere lo stesso “no” di fondo, ovverosia quella bocciatura, come frutto di un esame generale e non generico dove, anche l’altro “no” deciso nei confronti del reddito di cittadinanza, definito come un imbroglio, va oltre il giudizio negativo che riguarda, innanzitutto, il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, il quale tra l’altro è leader del partito che è parte importante della maggioranza al governo della Liguria.

Qualcuno potrebbe affermare che le dichiarazioni negative del presidente ligure abbiano una motivazione essenziale nel giudizio negativo contro l’operato del ministro pentastellato Danilo Toninelli a proposito del Decreto Genova. Ma anche nella fattispecie, se ne chiariscono le motivazioni niente affatto superficiali giacché “su decreto e risarcimenti c’è chi fa finta di non capire o, come il Movimento 5 Stelle, cerca di nascondere decisioni inadeguate di ministri inadeguati. Il M5S ha fatto un regalo ad Autostrade, permettendole di non adempiere ai doveri che aveva e facendole risparmiare un sacco di soldi e un sacco di lavoro. A pagare e a risarcire saranno le tasse dei cittadini e non il portafoglio della Società Autostrade. Che capolavoro. E il bello è che forse il M5S non lo ha neppure capito”.

Parole come pietre, o quasi. L’accusa di incapacità, nel caso in questione, è tuttavia accompagnata da un’aggiunta che nel linguaggio pugilistico si potrebbe definire come “colpo basso”, là dove aggiunge che quel non aver capito pentastellato è accompagnato da “o forse sì, chissà che qualcuno molto vicino al Movimento non abbia davvero interessi con la Società Autostrade, altrimenti perché tanta fatica per aiutarla ad eludere le proprie responsabilità?”. Altro colpo ben assestato, vien voglia di commentare sia pure con la precisazione di Giovanni Toti che “non c’è alcuna pregiudiziale politica, ma così non si va da nessuna parte”. Appunto.

A rafforzare una posizione che potrebbe essere accusata di partigianeria e di localismo, il presidente della Liguria allarga lo spettro delle critiche fino al Governo stesso con un invito ai colleghi delle Regioni affinché si ribellino a un Esecutivo che non consente ai governatori di operare. E, a questo proposito, il nostro giornale ne ha diverse volte sottolineato i limiti più che vistosi accompagnati, spesso e volentieri, da un’arroganza degna di miglior causa. Sul piano generale, la presa di posizione di Giovanni Toti introduce argomenti non secondari e avvertimenti non frutto di faciloneria critica ma di presa d’atto di dati di fatto con l’accompagnamento della famosa parabola della cicala e della formica: “Una famiglia che si indebita per andare in vacanza assomiglia a una cicala, un Paese che si indebita per costruire strade, autostrade, ferrovie, elettrodotti gasdotti e dare competitività al proprio sistema economica e sicurezza ai propri cittadini, assomiglia alla formica della nota storia. Le formiche in questo caso vengono premiate, le cicale punite dai mercati”.

E chi più ne ha più ne metta, vorremmo aggiungere. Ma ci fermiamo qui. Non senza un cenno alla maggioranza che governa la Regione con capoluogo Genova. E con una Lega salviniana, decisiva. E qualcuno già parla di una svolta.