Di Maio, l’amico del giaguaro

In altri tempi sarebbe stato un “casus belli”. Di questi tempi è un grave atto di ostilità. Per l’Italia di questi sciagurati tempi è una normale stronzata dei nostri irresponsabili governanti.

Dire ai “gilet gialli” che stanno mettendo a soqquadro la Francia che si è con loro, pronti a dar loro una mano è infatti un manifesto atto ostile. Lo è ancor più se tale dichiarazione è fatta da chi, ci si può scommettere, non sa che cosa vogliano questi “sostenuti” che non danno segno di qualsiasi parvenza di legalità nel Paese dei nostri cugini d’Oltralpe.

Se, poi, a fare una così arrischiata dichiarazione è un membro del Governo, anzi uno dei capi di fatto di esso, l’episodio è di inaudita gravità. La reazione francese è fin troppo moderata. Ma, al solito, nelle baggianate di questi sciagurati sgovernanti del nostro Paese c’è una nota grottesca, di ripugnante ridicolo.

Di fronte a qualche sia pure non adeguata reazione, Luigi Di Maio ha affermato che “naturalmente” la solidarietà ai “gilet gialli” esclude quella ad ogni violenza. Solo una testa di cavolo, priva del senso del ridicolo, può pensare di cavarsela con una simile affermazione, oltre tutto tardiva. Dire che si è solidali e che si offre aiuto ai “gilet gialli” ma si esclude quella ad ogni violenza, è come dire che si è solidali e si offre aiuto all’Isis, esclusa ogni approvazione del terrorismo.

Che ne sa Luigi Di Maio dei “gilet gialli” e come fa ad affermare che nel loro movimento c’è qualcosa che li accomuna e li unisce oltre il ricorso alla violenza di piazza è una presuntuosa super baggianata che aggrava e ridicolizza quella già compiuta. Non tocca a noi fare le scuse alla Francia, né le scuse attenuano la gravità del fatto. Pensare che uno che si comporta così pretenda poi di trattare con l’Unione europea è pazzesco. Ed è pazzesco che ce lo teniamo sul groppone.