Il secondo atto della vampirizzazione del M5S

Se c’è un partito che dovrebbe avere il massimo interesse ad andare al più presto alle elezioni anticipate questo è il Movimento Cinque Stelle. Solo tornando il più presto alle urne potrebbe bloccare il processo di progressiva liquefazione che in un solo anno di permanenza al governo gli ha provocato il dimezzamento dei consensi. E solo con una campagna elettorale tutta fondata sui temi identitari e sulla polemica dura nei confronti del cosiddetto “traditore” Salvini, potrebbe patrimonializzare quanto consenso gli rimane mettendolo in cassaforte con un sollecito ritorno all’opposizione intransigente. Invece il gruppo dirigente grillino sembra indirizzato a compiere una scelta diversa. Non quella del governo istituzionale proposto da Matteo Renzi per rinviare le elezioni almeno di un anno ma quello del governo politico fondato su una alleanza programmatica con il Pd e Leu ventilato da Goffredo Bettini in nome e per conto di Nicola Zingaretti e destinato a durare fino al termine naturale della legislatura.

Insomma, dopo essersi lasciati vampirizzare per un anno di seguito dalla Lega di Salvini, il Movimento Cinque Stelle sembra pronto a farsi vampirizzare allo stesso modo dal Partito Democratico. Che non accetta un accordo alla pari ma pretende di diventare la forza politica trainante della ipotetica maggioranza imponendo al M5S di trasformarsi nella classica sussistenza che segue ed obbedisce passivamente. Non c’è bisogno di grande fantasia per immaginare quel che resterebbe del movimento fondato da Beppe Grillo al termine di questa vampirizzazione-secondo atto. Ma la fantasia sembra mancare totalmente al gruppo dirigente grillino. Che pare ossessionato dalla paura di uscire dal governo e che in nome della continuazione dell’esperienza governativa non esita a correre il rischio di finire senza più fiato in corpo e voti a favore quando si dovrà andare comunque di fronte al corpo elettorale.

Contenti loro, scontenti tutti. Perché la loro totale inadeguatezza politica non si carica solo sul Movimento Cinque Stelle ma sull’intero paese. Che ora sa che non deve solo ringraziare il Pd per subire le conseguenze negative dell’ennesimo capitolo delle sue lotte intestine ma anche e soprattutto il M5S per la sua smodata ed incontrollabile passione per le poltrone di governo.