Liberali, non perdete il tramvai

Scusate, mi sto rimbambendo, nel senso etimologico del termine: tornare bambino. Veramente non proprio bambino con le braghette corte, diciamo giovanotto; quando, fra la maturità classica e la matricola a Giurisprudenza, m’iscrissi alla Gioventù Liberale Italiana, sezione di Roma, guidata dal duo Paolo Palleschi-Enzo Savarese.

L’ambiente frequentato, tra compagni di studio, parenti ed amici di famiglia e personali, fu tra il borghese e la piccola nobiltà. Militari, agricoltori, liberi professionisti, accademici. Gente con un buon reddito ma nulla di che, la quale sapeva bene amministrarsi ma non arrischiava molto in affari. Si teneva ben lontana da commercianti e generone romano. A pranzi, cene, feste, quando il discorso cadeva sulla politica, in maggioranza si definivano liberali; ma allorché si veniva al dunque la frase tipica era: “Voterei il Partito Liberale, ma il Pli è così piccolo…”. La mia replica era costante: “Se io, e quelli come voi, lo votaste, sarebbe più grosso. Non più grande, quello lo è già”. Indro Montanelli fece quasi da megafono giornalistico di tutti costoro. La differenza, rispetto certi Soloni odierni, sta in questo: oggi non dicono che una Destra Liberale è piccola, ma semplicemente che non c’è, per poi saltare sul carro del vincitore. Adducono una serie di menzogne. Matteo Salvini sarebbe fascistoide; Giorgia Meloni semplicemente fascista; Silvio Berlusconi uno che a parole promise una rivoluzione liberale poi non fatta per biechi interessi personali. In fondo, avrebbe qualcosa di liberaleggiante il Partito Democratico, ed i grillini sarebbero una reazione populista al malaffare, che anche un liberale dovrebbe combattere. Il naso gli s’allunga come a Pinocchio.

Il cosiddetto Partito Democratico nasce dalla fusione a freddo del già Partito Comunista Italiano, figlio d’una scissione di quei socialisti che volevano importare il bolscevismo in Italia, con la Democrazia Cristiana, che prese per anni i voti degli italiani per far argine e fermarli. Quando avvenne questa fusione a freddo fra felloni, stilarono un documento con, nella premessa, l’elenco dei padri nobili cui si rifecero: figurano molti grandi del passato, tranne un liberale che sia uno. Se non ricordo male, neppure il solito Piero Gobetti al quale, in quanto morto giovanissimo, i sinistri attribuiscono di tutto.

Quanto ai “pentastrali”, si connettono per via telematica a Rousseau, che scrisse con la penna d’oca, e venne stampato con bei caratteri in piombo su carta di stracci e, comunque, negli anni Cinquanta dello scorso secolo, fu forse il solo illuminista di cui non venne pubblicato manco un rigo, nella collana sul pensiero liberale curata da Vittorio De Caprariis, per “Il Mulino”. Non fu una dimenticanza, il curatore ne dette conto: il ginevrino è alla radice del pensiero totalitario. La sua discendenza va dai giacobini ai paleocomunisti di François-Noël Babeuf, da Carlo Marx a Lenin ed al Baffone, fino al baffettino da ufficiale giudiziario che pignora i mobili di casa. E così andrà a finire, data l’idea del nuovo Governo giallorosso di tassare i soldi contanti, fino a quelli per prendere un caffè al banco.

Però di questo siamo colpevoli anche noi, mi metto per primo, liberali pseudomilitanti. Dopo la professione o comunque il lavoro necessario per la pagnotta, la famiglia sacrosanta per i nostri affetti, i divorzi che molti potrebbero risparmiarsi e risparmiare con un poco di pazienza in più, i lavori di loggia e o la fede religiosa, farebbero bene ad alzare il fondo schiena ed organizzarsi, oltre che dedicarsi alla lettura della Gazzetta o del Corriere dello Sport. Non per Arturo Diaconale, che dirige l’Opinione e se ne legge anche sul Corriere o la Gazzetta dello Sport. Anzi no, proprio prendendo esempio da lui, il quale dimostra che si possono fare tutte e due le cose. Un liberale, prima di pensare che Salvini è un fascistoide e la Meloni fascista, dovrebbe spiegare a lui stesso perché Salvini e la Meloni dovrebbero regalare a lui una Destra Liberale, se non si organizza e non presenta loro non solo idee liberali per i loro programmi, ma un qualcosa di rappresentativo sul quale poter contare all’interno di una coalizione. Come è possibile lamentarsi della mancanza di una Destra Liberale se non ci sono dei liberali organizzati in modo tale da fornire alla Destra una componente liberale. E non solo idee liberali, perché alla Meloni, tanto per fare un esempio, per quanto fascista vuoi che sia, quelle possono venire anche da sé, con un governo intenzionato a tassarti ancora le monetine per il biglietto del tramvai.