Un Governo che traballa sull’orlo del disastro

Ha ragione da vendere il nostro direttore quando, a proposito della visita in Usa del Presidente della Repubblica, ci ricorda che “tre ministri degli esteri non fanno una politica estera” (Mattarella, Conte, Di Maio).

Per analogia con questo Governo, viene da soggiungere che tre membri di una maggioranza (Di Maio, Renzi, Zingaretti) non fanno una politica degna di un Esecutivo Per meglio dire, di una politique tout court. Se poi ci aggiungiamo come quarto un Beppe Grillo vagamente nazistoide con la sua provocazione del togliere il voto agli anziani, dando per scontato che i restanti “giovani” siano i migliori del bigoncio, il quadro del disastro incombente è completo.

Se si scorre con una lettura anche superficiale l’attuale Manovra, risulta lampante l’immagine di un Esecutivo che gioca su parole e parolone per occultare il più vero significato di un Bilancio che, spiluccando di qua e di là, punta a tassare non soltanto i contribuenti, ma a far imbestialire commercianti ed imprenditori.

Del resto, che la diffusione a pioggia di un fisco del genere che, a ben vedere, giunge fino a tassare l’acqua, avesse bisogno di una virata in nome delle manette antievasione, la dice lunga sull’operazione di mascheratura delle intenzioni dietro il paravento di un giustizialismo dal sapore antico cui non mancheranno gli addetti speciali, magari riesumando la vecchia ma mai defunta sigla di un Pool, ovviamente aggiornato e specializzato per la bisogna.

C’è una frasetta di puro stampo contiano come emblema delle debolezze, degli sfinimenti, delle incertezze, del vuoto progettuale e programmatico, quel “salvo intese” che nel suo doroteismo senza ideologia, si presta a qualsiasi modifica in un già visibile gioco dei quattro cantoni in cui il duo Di Maio-Renzi sta mettendo non soltanto i bastoni fra le ruote all’altro duo Conte-Zingaretti, ma pone pesanti ostacoli sul cammino di una manovra e della stessa maggioranza dentro cui il Premier sta finendo intrappolato. Salvo intese, come vorrebbe Palazzo Chigi, ma quali? E con chi?

Si sa, il Governo non era nato sotto i migliori auspici, peggiorati anche da un disegno in negativo con la finalità dichiarata di eliminare Matteo Salvini, ma la stessa scissione nel Partito Democratico non può non pesare con la nascita del movimento di Renzi – che allo stato è un partitino ma con l’obiettivo di porre quotidiani dissensi sulla maggioranza con nuove bandiere contro da issare sulla manovra – salvo intese e col programma di logorare ulteriormente l’inquilino di Palazzo Chigi.

Un logorio che è tanto più incalzante quanto più si colloca all’interno del tripartito su quell’asse fra Renzi e Di Maio ai quali, per il momento, non dovrebbe interessare una crisi, ma è del tutto probabile che la corda su cui traballa Conte prima o poi si sfilaccerà fino a spezzarsi.

Per intanto, il ballo è sull’orlo del disastro.