“Il Partito degli avvocati”: una lobby che non esiste

Le reazioni all’articolo di Liana Milella, la quale, dalle pagine de “la Repubblica” stigmatizza con evidente disprezzo le proteste della classe forense contro l’abrogazione di fatto della prescrizione, non mi convincono. Mi piacciono, ma non mi convincono affatto. Intendiamoci. Condivido senza riserve il merito delle osservazioni, tecniche e politiche, contro una riforma demenziale prima che ingiusta, inutile più che illegittima e pericolosa oltre che illogica.

L’istituto della prescrizione, in sé, è un campanello di allarme che segnala le disfunzioni del sistema, incapace di svolgere la funzione cui è destinato e che ne legittima la sussistenza. E, tuttavia, la prescrizione non può diventare il fortino in difesa del quale ci si può anche immolare, sia pure invocando i sacri principi della Costituzione.

La Milella tutto questo lo sa molto bene e, quindi, ha buon gioco a rilanciare parlando (a sproposito) di “Partito degli avvocati”, alludendo ad una lobby che non esiste. Chi non pratica le aule giudiziarie e non conosce la materia (circa il 99,99 per cento dei cittadini), non sa nulla di giusto processo, tempi ragionevoli, diritto di difesa, ma ha ben chiaro il fatto che le cose non funzionano e molti manigoldi se ne avvantaggiano quotidianamente. Alla casalinga di Voghera le sottigliezze giuridiche non interessano (a meno che l’accusato non sia il suo bambino adorato), ma ha diretta percezione dello sfascio di un ordinamento incapace di assicurare i colpevoli alle patrie galere.

Messa in questi termini la questione, e fermo il disappunto per le parole della Milella che mente sapendo di mentire, risulta evidente che le critiche alle sue vergognose accuse non produrranno alcun effetto. Quello di cui parliamo è un confronto asimmetrico, nel quale a considerazioni sociologiche si contrappongono principi giuridici.

Si fa presto a parlare di garantismo quando, di chiunque sia la colpa (che, purtroppo, noi avvocati non possiamo neppure rivendicare), molti fascicoli vanno al macero, così minando la stessa idea di Giustizia e mortificando ulteriormente le vittime dei reati. La Milella maliziosamente interpreta lo sconforto dei cittadini e ci costringe a dare risposte che non troveremo sui codici, ma che, ormai, non possono più essere eluse.

Accusare lei e coloro che la pensano come lei di appartenere al club dei manettari forcaioli, magari ricompatta le truppe, ma si traduce in un errore grave: accredita la tesi dell’esistenza di una lobby degli avvocati (al soldo dei criminali) e inchioda i garantisti sull’indifendibile trincea della prescrizione, mentre quella dei diritti non negoziabili pullula di nemici in festa.