Le assonanze tra Renzi e Salvini

Matteo Renzi come Matteo Salvini prima della rottura del Governo gialloverde dello scorso agosto. Allora il leader della Lega e vicepresidente del Consiglio sosteneva che se la compagine governativa non riusciva a realizzare gli impegni ed a risolvere i problemi a causa del partito del “no” rappresentato dai Cinque Stelle, tanto valeva rompere l’alleanza ed andare a votare. Adesso il leader di Italia Viva afferma che se il Governo giallorosso si limita a rinviare la soluzione delle questioni senza mai preoccuparsi di venire a capo almeno di una, non c’è più bisogno di tenere in piedi la coalizione e non rimane altro che ricorrere, sia pure a malincuore, alle elezioni anticipate. Allora Salvini chiedeva al M5S di dare vita ad una manovra con cinquanta miliardi di investimenti in deficit. Adesso Renzi chiede al Pd ed al partito di maggioranza relativa grillino di stanziare 120 miliardi per rilanciare il lavoro, la produzione, lo sviluppo abbandonando l’assistenzialismo e passando all’interventismo dello Stato.

Le analogie sono evidenti. La differenza è solo nel malincuore. Che il leader di Italia Viva manifesta quando ipotizza l’eventualità di dover mandare all’aria un governo di cui è stato uno dei principali artefici. E che il leader della Lega neppure prendeva in considerazione quando sparava a zero contro il Conte-uno insistendo per un immediato ritorno alle urne.

Affermare che il Renzi di oggi stia imitando il Salvini di ieri è sicuramente una forzatura. Ma rilevare come per entrambi il criterio di scelta tra rottura e continuità governativa sia l’utilità e la produttività dell’Esecutivo e degli equilibri politici da cui dipende, è assolutamente legittimo.

L’uno e l’altro marciano all’unisono quando mettono in chiaro che un Governo incapace di andare avanti non è solo improduttivo ma è anche dannoso. E va mandato a casa mettendo in conto la conseguenza dell’interruzione della legislatura.

Qualcuno ipotizza che sulla base di questo minimo comune Renzi e Salvini potrebbero gettare le basi per alleanze future. Ma questa è fantapolitica. Per ora i fatti dicono che il Conte due è peggio del Conte uno e che cresce a destra ed a sinistra l’idea che sia arrivato il momento di porre fine al disastro.