Buffa storia quella della Libia. Il generale Khalifa Belqasim Haftar, che è sostenuto da Egitto, Arabia Saudita, Emirati, Francia ed anche dagli Stati Uniti, si prepara a ripartire verso Tripoli con il supporto di mercenari russi che mai sarebbero al suo fianco senza il benestare di Vladimir Putin.

In Libia, dunque, russi e americani, oltre che francesi, emiratini, sauditi ed egiziani, dialogano, collaborano e sparano insieme. A sua volta il governo di Fayez al-Sarraj, che è sostenuto dai nemici arabi di Egitto, Arabia Saudita ed Emirati, ha stipulato un accordo con Recep Tayyip Erdoğan, per ottenere tutti gli aiuti necessari per resistere all’offensiva di Haftar che di fatto consente alla Turchia di rimettere piede nel vecchio possedimento dell’Impero Ottomano da dove l’Italia l’aveva cacciata nel 1911. Ed il Governo italiano che fa? Nulla, perché se mai dovesse smettere di sostenere al-Sarraj, come ha spiegato il ministro degli Esteri Mohamed Taher Siala, si ritroverebbe a dover fronteggiare l’assalto dei settecentomila immigrati oggi bloccati nei campi profughi e che, per ritorsione, verrebbero lasciati liberi di salire sui barconi.

Un disastro, allora? Forse di più se si pensa che a vegliare sugli interessi italiani in Libia non ci sono Giolitti e Giovanni Amendola, quelli del 1911, ma c’è un ministro degli Esteri che si chiama Luigi Di Maio!