Il “vaffa” del 26 gennaio

L’attesa principale del 26 gennaio non è sull’esito della sfida tra Lega e Partito Democratico per il prossimo governatore dell’Emilia-Romagna, ma sulla percentuale dei consensi che il Movimento Cinque Stelle riuscirà a portare a casa.

Naturalmente, avrà un grande rilievo politico scoprire se il centrodestra riuscirà a soppiantare la sinistra nella regione che dalla fine della guerra è la più “rossa” d’Italia e dove il comunismo e post-comunismo è diventato un modello di amministrazione di stampo socialista in un contesto altamente capitalistico. Ma non è affatto scontato che in caso di sconfitta del Pd e vittoria del fronte moderato l’effetto immediato sia la caduta del Governo giallorosso guidato da Giuseppe Conte. Anzi, se fosse solo questo l’interrogativo che grava sul voto in Emilia-Romagna, si può tranquillamente dare per scontato che neppure la più bruciante delle sconfitte riuscirebbe a far saltare il quadro politico nazionale. Se l’unico collante del Conte-bis è la paura di elezioni anticipate destinate a portare al governo la destra, figuriamoci se la conferma dell’estrema concretezza di tale paura sarebbe mai in grado di mandare a casa chi ha trasformato il terrore per l’avvento degli avversari il motivo primo della propria esistenza politica.

Il risultato dei Cinque Stelle, invece, è l’unico fattore che potrebbe avere come conseguenza l’aggiramento ed il superamento di tale motivo. Per la semplice ragione che al terrore per la caduta della coalizione giallorossa farebbe subentrare nel gruppo dirigente grillino il terrore per la scomparsa incombente del proprio Movimento. Un risultato del M5S inferiore al 10 per cento avrebbe il suono di una campana a morto per la creatura che Beppe Grillo ha lanciato proprio da Bologna con il “vaffa day”. E la prova del nove del decesso in atto renderebbe inarrestabile il processo di implosione che sta andando avanti da tempo all’interno dei gruppi parlamentari e che, una volta concluso, porterebbe automaticamente alla fine del Governo di Giuseppe Conte.

IL 26 gennaio, dunque, attenti al risultato dei grillini. Il futuro a breve dipende da quanto alto sarà il “vaffa” che gli elettori emiliani e romagnoli daranno a Grillo, Di Maio, Casaleggio e soci!