Il profitto secondo Di Maio

“La salute prima del profitto”. Così ha sentenziato Luigi DI Maio ribadendo la linea che il Movimento Cinque Stelle intende portare avanti nella battaglia che il governo sta combattendo contro il coronavirus. Al tempo stesso, però, l’ex capo politico del movimento “grillino” ha ribadito la ferma volontà di insistere nella politica di amicizia e di stretta collaborazione con la Cina, che è il Paese da cui secondo il ministro degli Affari esteri sono arrivarti i primi aiuti all’Italia e con cui abbiamo stabilito un accordo per la fornitura di un primo lotto di 100 milioni di mascherine indispensabili per frenare il contagio.

Per Di Maio questa amicizia non è un modo per definire la politica internazionale del nostro Paese, con la Cina e non con gli Stati Uniti, secondo una schema da vecchia Guerra fredda. Si tratterebbe, a suo dire, solo di realpolitik, giustificata dall’esigenza primaria della tutela della salute.

E il profitto? Quello che in questo caso verrà conseguito dall’azienda cinese a partecipazione statale che produce mascherine? Se questo profitto è di qualche azienda privata italiana è sicuramente un male. Gratta gratta, c’è sempre puzza di corruzione secondo la tesi giustizialista della previsione di colpevolezza di ogni italiano, imprenditore o lavoratore che sia. Ma se il profitto è di Stato e se questo Stato è il regime comunista cinese, invece, va tutto bene. È realpolitik. O, meglio, è pura ed inguaribile demenzialità politica di stampo giustizialista e vetero-maoista! Beato il Paese che non si dota di simili governanti!